‘Diciotti’ e il Pm che ha indagato Salvini

Continua la sfida a suon di dichiarazioni tra la magistratura e Matteo Salvini, con il ministro dell’Interno che ha fatto sapere di essere intenzionato di chiedere al Senato di non interrompere l’iter e di farlo interrogare sulla vicenda dell nave Diciotti, conclusasi con lo sbarco di tutti i migranti grazie all’intervento della Chiesa italiana.

Matteo Salvini è tornato sulla vicenda con un messaggio pubblicato sulla sua pagina Twitter in cui punta il dito contro il procuratore di Agrigento che ha aperto l’inchiesta a suo carico: ‘Qualche mese fa il procuratore di Agrigento (quello che mi sta indagando) diceva: ‘Il rischio di terroristi a bordo dei barconi e’ alto’. Ha cambiato idea? Per me il problema rimane lo stesso anche oggi”.

Matteo Salvini ha incassato la fiducia, oltre che di buona parte della popolazione, anche del suo alleato e collega Luigi Di Maio, il quale ha dichiarato di condividere insieme con il premier Conte l’operato del Viminale, e di Silvio Berlusconi, alleato nel corso della campagna elettorale e delle ultime elezioni.

Esprimo la mia vicinanza a Matteo Salvini la cui assurda ed inconsistente vicenda giudiziaria, non potrà che avere un esito a Lui favorevole. Ancora una volta l’autorità giudiziaria è intervenuta su una vicenda esclusivamente politica su cui non dovrebbe minimamente interferire’,  ha fatto sapere Berlusconi.

Per converso, Luigi Patronaggio, procuratore capo di Agrigento, sarà denunciato per “attentato contro i diritti politici del cittadino” da Gianni Alemanno: Come Segretario del Movimento Nazionale per la Sovranità ho anche dato mandato al nostro ufficio legale di verificare la possibilità di denunciare il pm Luigi Patronaggio ai sensi dell’Art. 294 del Codice Penale che sanziona gli ‘Attentati contro i diritti politici del cittadino. Questo articolo – ha spiegato nella nota l’ex sindaco di Roma – recita: ‘Chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico (…) è punito con la reclusione da uno a cinque anni’ in applicazione degli articoli 48 e 49 della Costituzione”.

Secondo Alemanno “l’avviso di garanzia inviato a Salvini potrebbe infatti essere visto come un tentativo di impedire a un Ministro di svolgere la sua attività d’indirizzo politico direttamente conseguente dal voto espresso dalla maggioranza degli italiani sulla base di ben precisi impegni elettorali“.

Nessuno vuole aprire nuove guerre tra PM e politica – ha detto l’ex sindaco di Roma -, ma di fronte ad un atto così grave come la denuncia di un Ministro in carica per un’azione di carattere strettamente politico, ogni strumento deve essere utilizzato per difendere il nostro interesse nazionale.

E l’interesse nazionale è quello di non subire l’invasine dei clandestini nella completa indifferenza dell’Europa”. Per questo le scelte coraggiose e difficili di Salvini, che risultano”connesse con questi obiettivi” sono la conseguenza di un “esplicito mandato dato dagli elettori nell’esercizio dei propri diritti politici. Dunque secondo l’ex sindaco della Capitale non deve essere processato.

 

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