Italian Foreign Minister Luigi Di Maio in video conference call on COP26 at Farnesina Palace, Rome, Italy, 11 January 2021. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Di Maio e la rete di protezione di Mattarella e Draghi dietro l’addio ai pentastellati

Caos totale tra le Cinque Stelle sempre più cadenti. Luigi Di Maio strappa, si porta via un cospicuo gruppo di parlamentari e così, come per magia, ecco che Giuseppe Conte non si trova più alla guida della prima forza parlamentare. M5s superato dalla Lega in termini numerici. E un futuro tutto da scrivere. Magari con il ritorno di Alessandro Di Battista, che in modo grottesco è tornato a farsi sentire dopo lo strappo di Giggino premettendo che “non me ne importa niente” ma concludendo con gli insulti all’ex sodale.  Chissà, forse Dibba  tornerà.

E ad Otto e Mezzo, la trasmissione di Lilli Gruber in onda su La7 nella serata di mercoledì 22 giugno con proprio Giuseppe Conte ospite d’onore in studio, si parla anche del Che Guevara di Roma Nord. “Le voglio chiedere di Di Battista, che ha deciso di uscire dal M5s quando avete deciso di sostenere il governo Draghi. Ieri ha detto che per recuperare credibilità e consenso dovete uscire subito da questo governo. Lei ci ha detto che continuate ad appoggiarlo: lei proverà a convincerlo a rientrare?”, chiede maliziosa la Gruber.

Conte si  rimangia,  come al solito, la promessa di fare ballare il governo Draghi sulle mine da inviare all’Ucraina ma ciò non è servito a non far esplodere il Movimento Cinque Stelle. Sempre per stare in metafora guerresca “il dado è tratto”: Luigi Di Maio se ne è andato, seguito da qualche decina di deputati e senatori da oggi ex grillini. La scissione si è consumata, un fragoroso boom che rimbomberà a lungo nei palazzi della politica.

È evidente che l’operazione ha la copertura sia del premier Draghi che del presidente Mattarella. Di Maio è troppo scaltro per fare un salto nel buio e avrà avuto più di una garanzia sul fatto di mantenere la poltrona di ministro degli Esteri, un po’ come fece nel 2014 Angelino Alfano quando a sorpresa, Giorgio Napolitano regista, lasciò Forza Italia per fondare il suo nuovo partito e indebolire Berlusconi. In realtà che cosa farà Di Maio nelle prossime settimane o mesi è tema poco appassionante. Più interessante è capire se è nato qualche cosa spendibile elettoralmente, cioè se siamo di fronte all’embrione di un nuovo partito di centro, qualcuno già lo chiama “draghiano”, capace di rimescolare le carte dell’offerta politica.

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