Der Leyen su ReArmUe: ‘Se l’Europa vuole evitare la guerra, deve prepararsi alla guerra’

Intervenendo alla Royal Danish Military Academy, la presidente della Commissione europea ha colto l’occasione per anticipare i contenuti del Libro Bianco sulla Difesa, ribadendo la necessità di un’Europa militarmente attrezzata entro il 2030. Ha sostenuto che “se l’Europa vuole evitare la guerra, deve prepararsi alla guerra“.

Per Von der Leyen è necessario smettere di confidare in equilibri precari e iniziare a pensare come un blocco autonomo, partendo dal considerare la Russia come la minaccia diretta, mentre gli Stati Uniti, anche da alleato,  ha voltato lo sguardo altrove, concentrandosi sull’Indo-Pacifico. Il punto di partenza è la costruzione di una difesa comune europea, percorso obbligato che parte attraverso un’accelerazione negli investimenti militari.

Von der Leyen ritiene che la Danimarca, con la decisione di alzare la spesa per la difesa al 3% del Pil, diventa il modello da seguire, riconoscendole una “vera leadership”.

“La Russia ha messo in moto un’economia di guerra”, sostiene la presidente, visto che Mosca destina una fetta sempre più ampia del proprio bilancio alla produzione militare.

Per Von der Leyen non ci sono esitazioni: l’Europa deve diventare una potenza militare autonoma e l’iniziativa Readiness 2030 è stata presentata come la svolta per trasformare il continente in una realtà armata e organizzata per affrontare qualsiasi minaccia, visto che “non possiamo permetterci di essere sottomessi dalla Storia”.

Von der Leyen ha ribadito che l’epoca in cui l’Europa poteva contare su una stabilità garantita da altri (gli Usa tramite la Nato) è definitivamente tramontata. “L’era delle sfere di influenza e della competizione per il potere è tornata”, ha dichiarato.

Von der Leyen elenca quattro punti chiave per portare avanti il suo progetto:

più risorse per la difesa;
modernizzazione delle infrastrutture;
sostegno all’Ucraina;
rafforzamento dell’industria della difesa europea.

La Commissione europea intende potenziare il budget destinato alla sicurezza militare. Sono previsti nuovi strumenti finanziari per aiutare gli Stati membri a incrementare le proprie capacità belliche. Si studia anche un meccanismo europeo per la vendita di armamenti, ispirato al modello statunitense, per rendere il settore più competitivo e meno dipendente da fornitori esterni.

Il piano include il potenziamento della logistica militare per garantire spostamenti rapidi di truppe e mezzi. Tra le priorità emergono la difesa aerea, i missili e i droni, tecnologie ritenute essenziali per affrontare gli scenari di conflitto contemporanei.

La cosiddetta strategia del “porcospino d’acciaio” punta a trasformare Kiev in un avamposto militare inattaccabile. L’industria della difesa ucraina entrerà a pieno titolo nel sistema europeo, con un’integrazione progressiva che porterà a un coordinamento sempre più stretto tra Bruxelles e il governo ucraino. “Basta chiedere ai soldati e al popolo ucraino cosa significa non essere pronti”, ha ammonito Von der Leyen, mentre chiede all’Europa di prepararsi a una guerra che nessuno ha chiesto e che nessuno sembra volere.

L’Ue intende infine rafforzare il proprio comparto industriale, riducendo la dipendenza da fornitori esterni. Attualmente, buona parte della produzione bellica avviene fuori dall’Unione, un assetto che la Commissione considera insostenibile. “Dobbiamo acquistare di più in Europa e mettere in comune la nostra domanda e gli appalti”, ha dichiarato la presidente, facendo riferimento al piano di difesa comune europea.

L’Europa continuerà a mantenere saldi i legami con la Nato e gli Stati Uniti, mentre l’apparato diplomatico è impegnato a tessere rapporti sempre più stretti con il Regno Unito, il Canada e persino l’India.
“La libertà non è un processo. È una lotta costante”, afferma Von der Leyen, quasi a voler inculcare negli europei la necessità di accettare una nuova epoca fatta di tensioni permanenti e investimenti militari senza precedenti, svuotando ulteriormente bilanci già sotto pressione e lasciando in secondo piano le reali necessità economiche e sociali dei cittadini italiani ed europei. L’Italia stessa in questo momento si trova spaccata sulla questione del riarmo Ue, che divide la maggioranza.

Mentre l’Europa accelera su questa strada, c’è chi osserva compiaciuto: le grandi industrie della difesa festeggiano l’aumento della spesa militare, con Leonardo, Rheinmetall, Thales e BAE Systems tra i primi a capitalizzare questa corsa alle armi.

Sarà la paura che il ReArmEu pesi su pensioni e sanità, o l’abitudine alle notizie di droni, bombe e missili su Kiev, fatto sta che gli italiani dalla parte dell’Ucraina sono molti meno rispetto all’inizio della guerra: erano il 57% a marzo 2022, sono il 32% oggi.

Giorgia Meloni, che cerca di mantenere unita la maggioranza sul Piano di riarmo europeo, dura fino a un certo punto. I suoi alleati leghisti non tardano a prendere le distanze dalla linea della premier quando se ne presenta l’occasione, ribadendo la loro contrarietà al piano di Ursula von der Leyen. Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera dei deputati, intervenendo a “24 Mattino” su Radio 24, ha dichiarato che «l’Italia non approverà una risoluzione che dà a Meloni il mandato di approvare il riarmo europeo». Il deputato si riferiva alla risoluzione di maggioranza che la premier ha presentato al Senato e depositato alla Camera dei deputati in vista del Consiglio europeo. Il capogruppo dei leghisti non nasconde i suoi tentennamenti. «Non sono così convinto che il piano venga approvato, per due ragioni – e porta alcuni esempi – La prima è che il Parlamento olandese si è già chiamato fuori perché è stata votata una mozione che prevede il cosiddetto ‘opting out’ (clausola derogatoria Ndr) in caso in cui la Commissione Europea autorizzi nuovo debito e Rearm EU, quindi abbiamo già un paese che si chiama fuori – e aggiunge – La Germania si è fatta la sua modifica costituzionale fregandosene delle regole europee fregandosene del Rearm Eu».

La proposta di Giorgetti
Molinari chiarisce che «la risoluzione parlerà della proposta di Giorgetti all’Ecofin e parlerà della volontà dell’Italia con i propri tempi di aumentare la difesa in linea con gli impegni del paese con la Nato. È questo che ci aspettiamo che Meloni porti avanti questa posizione al Consiglio Europeo.

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