Democrazia paritaria

Pina Nuzzo, già delegata nazionale Udi, unione donne in Italia, animatrice di eventi di grande coinvolgimento tra cui la “Staffetta delle Donne contro la violenza” e “Immagini Amiche” vuole  reperire il filmato delle 120mila firme consegnate in Senato nel 2007 per la legge di iniziativa popolare 50E50. La Nuzzo  parla dei  Sit-in, delle petizioni ai presidenti della Repubblica, delle riunioni alla Casa Internazionale Delle Donne, delle campagne “Pari e di più” fatte con la Commissione pari opportunità .   Ricorda di Tina Lagostena che fino agli ultimi giorni della sua vita era promotrice di iniziative con manifestazioni, convegni e dichiarazioni alla stampa e che   diceva: “Vado dalle Donne dell’Udi, c’è un’iniziativa e mi hanno chiesto aiuto”.  Nel 2007 Milena Carone, giurista, scrisse la legge di iniziativa popolare per la democrazia paritaria e da 50mila firme che  servivano, ne furono raccolte  120mila, presentate poi  in Senato dalle donne con le ceste, giunte da ogni località con  i pacchi di firme e gli ombrelli colorati.  Era il 27 novembre 2007.  A distanza di pochi giorni Beppe Grillo in risciò consegnava a Palazzo Madama 350mila firme dei grillini per il Parlamento Pulito. La  Prestigiacomo, che oggi dichiara alla stampa contro l’odierna legge elettorale,  già piangeva   nel 2004 per la bocciatura delle quote rosa. Barbara Pollastrini in piazza Montecitorio  diceva: “Dovete parlare con i vostri segretari di partito. Io con Fassino, voi con i vostri. Le selezioni si fanno dentro le stanze dei bottoni, ed è lì che dobbiamo influire sulle scelte. Volevamo parità di accesso, misurando competenze e talento politico. Ma come si fa? Se non sei dentro le segreterie centrali dei partiti e non fai le liste non c’è alcuna possibilità. Allora la soluzione son le quote? Ma c’è il rischio che se avvantaggino le fidanzate dei capi. “Brave donne, battetevi per le pari opportunità”,  diceva ogni tanto qualche coordinatore di questa o quella regione.  Chiedete spazi che poi farò venire anche mia moglie. “E noi infatti ci stiamo impegnando per tua moglie!”, era la risposta piccata di Pina Russo che  le chiama propaggini. Cioè piante di derivazione che non vivono di vita propria ma daranno  frutti della pianta originaria. Nessuna autonomia. Maschilismo in veste femminile. Potrebbe essere utile un breve nota di opzioni di buon senso. Prevedere che negli uffici di presidenza dei partiti tradizionali abbiano accesso le donne con curricoli che attengono ad un impegno sociale rilevante ed affidarsi alla rete. La formula con la Piattaforma on line basata sulla partecipazione di iscritti certificati è sicuramente un percorso di democrazia. I candidati li sceglie la gente comune, purché si siano registrati ad un dato movimento e partecipino seriamente alle consultazioni via Internet.   Quella di M5S pare sia oggi una realtà apprezzabile per come vanno fatte le scelte politiche, non solo per  le candidature. Gli iscritti vengono invitati a votare. Non importa se solo una percentuale adempie. La possibilità è data a tutti. Vale chi risponde ed esprime il suo voto, per le leggi, come per le valutazioni dei candidati. E’ un buon esercizio di democrazia. Chi sa fare di meglio lo dica e lo dimostri.

 

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