Decadenza, sospesi lavori Giunta

 La Giunta per il Regolamento del Senato ha sospeso i lavori, dopo pochi minuti dall’inizio, in base alla richiesta del senatore Domenico Bruno (Pdl), che ha eccepito la novità rappresentata dalle motivazioni sulla sentenza sui diritti tv.”La Corte di appello di Milano ha appena detto che l’incandidabilità è una sanzione amministrativa con la conseguenza della sua irretroattività, quindi dà ragione a noi e non c’è ragione di andare avanti”, ha detto Francesco Nitto Palma, spiegando il motivo addotto dal Pdl per chiedere la sospensione dei lavori sulla questione del voto palese o segreto relativo alla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi.

Dei 14 componenti della Giunta, non era presente alla riunione Karl Zeller, ostacolato da uno sciopero degli aeroporti.

La conferenza dei capigruppo del Senato ha intanto fissato il calendario d’aula fino al 22 novembre e non è previsto fino ad alloravoto dell’aula sulla decadenza di Berlusconi.

Sulla vicenda c’è stato uno scontro in conferenza dei capigruppo di palazzo Madama. Secondo quanto riferito al termine della riunione, il presidente dei senatori Pdl Renato Schifani avrebbe avanzato dubbi di legittimità sui compiti propri della Giunta del Regolamento su una questione di questa natura. Sel, con Loredana De Petris, avrebbe chiesto di non rinviare oltre la decisione, paventando anche manovre dilatorie da parte del Pdl.

La conferenza dei capigruppo non ha comunque calendarizzato il voto dell’aula sulla decadenza perché l’orientamento del presidente del Senato Pietro Grasso sarebbe quello di aspettare la pronuncia della Giunta del Regolamento.

Il Pdl è compatto nel chiedere un segnale al Pd, mentre a palazzo Madama la seduta della Giunta potrebbe rappresentare una tappa decisiva nella vicenda del Cavaliere. L’organismo presieduto dal presidente del Senato Pietro Grasso (che non vota) è chiamato a esaminare le “questioni interpretative sulle modalità di voto in Assemblea”, in pratica la proposta M5S per l’abrogazione del voto segreto e l’adozione del solo voto palese. Sul piano politico, non viene meno il pressing sul Pd dei vertici Pdl.

Ancora lunedì il vice premier Angelino Alfano ha espresso “la speranza che il Pd abbia una posizione che rispetti il principio di non retroattività delle norme penali e comunque di quelle afflittive”. E il capogruppo Pdl al Senato Renato Schifani ha insistito: “C’è ancora tempo perché il Pd raccolga il mio appello a votare secondo coscienza e senza pregiudizi, accettando che della questione relativa alla irretroattività della legge Severino venga investita la Corte costituzionale”.

Qualcuno, poi, spera addirittura che sia lo stesso governo a trovare una soluzione con una norma di interpretazione autentica in grado di escludere ogni retroattività della normativa. Ma intanto a palazzo Madama la partita, a normativa vigente, si gioca nella Giunta del Regolamento. Sul punto del voto segreto o palese, presenteranno le loro conclusioni i relatori, Anna Maria Bernini (Pdl) e Francesco Russo (Pd). Successivamente si aprirà la discussione con gli altri componenti: Donato Bruno, Francesco Nitto Palma (Pdl), Anna Finocchiaro, Luigi Zanda (Pd), Maurizio Buccarella, Vincenzo Santangelo (M5S), Roberto Calderoli (Lega), Mario Ferrara (Gal), Loredana De Petris (Misto-Sel), Linda Lanzillotta (Sc), Karl Zeller (Autonomie-Svp). Gli schieramenti, sulla carta, vedono Pd, Sel e M5S in favore del voto palese; Pdl, Lega, Gal e molto probabilmente Svp per il voto segreto.

Ago della bilancia rispetto ai sei voti che raccolgono entrambi i fronti, sarebbe a questo punto (in mancanza di assenze più o meno ‘strategiche’) Linda Lanzillotta (Sc). L’esponente montiana e vice presidente del Senato fino all’ultimo ha mantenuto una posizione di attesa, sebbene corretta da dichiarazioni contro le modifiche delle regole ad personam.

(Adnkronos)

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