ph. Valentina Sensi

Dante Ferretti: Con i miei occhi. L’esteta del “meraviglioso” tra cinema e pittura

Tra i più grandi scenografi del cinema mondiale, Dante Ferretti è un artista a tutto tondo in attività dagli anni ‘60. Marchigiano di origine nasce nel 1943, a 12 anni già sognava di realizzare scenografie per il cinema. Si iscrive all’Accademia delle Belle Arti e successivamente si laurea in architettura presso l’Università di Roma. Giovanissimo, nel 1964 inizia la sua carriera come assistente scenografo nel film di Pier Paolo Pasolini “Il Vangelo secondo Matteo“. Non è solo lavoro, Pasolini è un artista ma soprattutto un visionario, intellettualmente incomparabile, che aiuta le persone a lui vicine a scoprire un’energia interiore che le cambierà per la vita. Ferretti ancora oggi ne parla con commossa ammirazione e gratitudine, Pasolini lo ha liberato dalle sue paure dando spazio alle sue intuizioni  ed alla sua genialità inventiva. Questa mostra non a caso si intitola “Con i miei occhi”, il lavoro dello scenografo è studio, immaginazione e artigianato, dalle idee del regista e dalla storia da rappresentare nasce l’ispirazione che si traduce nei primi schizzi, tracciati con i gessetti, da lì  si passa ai bozzetti realizzati a mano su carta con tecniche varie.
La mostra ha aperto al pubblico il 17 aprile e sarà visitabile fino al 19 luglio presso una cornice di grande valore artistico ma poco nota ai più, il Museo di San Salvatore in Lauro adiacente alla chiesa omonima in Piazza di S. Salvatore in Lauro, 15.

Ai disegni in mostra si alternano schermi con immagini dell’artista al lavoro ed opere che sono quadri veri e propri, come la serie dei relitti: scheletri di barche, navi e ancore aggrovigliate  risaltano su un fondale azzurro carico che ricorda le atmosfere di De Chirico. Le tecniche sono diverse: carboncini, gessetti, oli ed anche collage. Si cammina nella storia del cinema, si riconoscono le scene più celebri, si ripensa alle emozioni provate per i film visti e amati. Il pubblico deve lasciarsi andare proprio a queste sensazioni mentre passa da una tela all’altra e pensare alla grandezza del cinema che è lavoro di gruppo e di singoli, ognuno preso dalla sua parte, immagine, suono, costumi. Lavoro, fisicità, opera umana che poi nell’insieme dell’inquadratura e del successivo montaggio danno vita alla magia. Nel giro inaugurale dell’esposizione è proprio Ferretti a guidare gli intervenuti  tra un’opera e l’altra, a svelare i retroscena dei film con aneddoti gustosi da cui emerge il lato ironico e spassoso dell’uomo.

Per spiegare cosa sia il suo lavoro racconta di gessetti e di polvere, della necessità di lavarsi le mani ogni venti minuti perché te le sporchi continuamente, “Non sa l’acqua che ho consumato, gli asciugamani. A un certo punto mi hanno dato finalmente un grembiule, così potevo anche asciugarmi le mani”. Il bozzetto dunque, l’idea che si materializza e concretizza per la prima volta, l’opera in nuce. Per chi capita a Pietrasanta è d’obbligo visitare il Museo dei bozzetti dedicato principalmente alla scultura. Il bozzetto è l’esegesi dell’idea dell’artista da cui muoverà il risultato finale. È materia, fisicità, in relazione con l’idea spirituale e immateriale. Un  processo che si svela e nel caso della scenografia, oltre alla sua funzione primaria di creare spazi e ambienti, c’è anche commistione di arti diverse, architettura e pittura, che saranno il fondale della storia narrata. Ferretti sa costruire spazio visivo così come la letteratura costruisce significato.

ph. Carlo Bellincampi

Ferretti ha attraversato epoche diverse mantenendo una grande libertà espressiva a volte anche  trasgressiva che ha reso indimenticabili i film di registi come Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, Tim Burton e Martin Scorsese che gli dava praticamente carta bianca. Sostenitore di una estetica del ‘meraviglioso’, ha creato soluzioni geniali come il labirinto verticale in Il nome della rosa di Jean Jack Annaud, di cui va detto che il set era stato installato a Prima Porta, qui a Roma. Come del resto Gang of New York di Scorsese integralmente girato a Cinecittà, perché il cinema è questo, magia e finzione talmente ben fatta, da trasportarci esattamente dove il film ci vuole portare. Un capitolo a parte la sua relazione artistica con Fellini, chiamato il Faro da chi lavorava con lui, una luce di genialità, onirico e carnale. Dante Ferretti dà vita alle costruzioni fantasiose del regista. Ne La nave va, film costruito e girato a Cinecittà, la nave realizzata dallo scenografo con una pedana sotto a simularne il rollio è talmente realistica che Fellini non vuole salirci sopra per non sentire il mal di mare! Dante allora inventa una torretta stabile da dove Fellini possa dirigere.

Nei film più visionari e fantasy come Le avventure del barone di Munchausen di T. Gilliam, o Hugo Cabret di Scorsese cui Ferretti è molto legato, le sue scene sono strabilianti, lasciano a bocca aperta. Grazie a queste opere Ferretti ha collezionato 175 premi: Oscar, Golden Globes, Batfa. “È tutto sulle mensole dell’IKEA”, afferma ridendo. Accanto a lui da anni nella vita e nel lavoro la moglie Francesca Lo Schiavo -arredatrice e poi collaboratrice del marito – con cui vince 3 Oscar, nel 2005 per The aviator di Scorsese e nel 2008 per Sweeney Todd di T. Burton ed infine per Hugo Cabret nel 2012. Di Sweeney Todd Ferretti racconta spiritosamente la vicenda, Tim Burton avvilito perché il produttore si era tirato indietro da una sua proposta molto costosa da girare in Cina, si convince a fare “…un film più piccolo. Abbiamo solo 50 milioni, per questo sarebbero stati 200”. Ferretti accetta e con un basso budget realizza scenografie stupefacenti: è stato il secondo Oscar. Tutto il film è stato realizzato in studio, agli Shepperton Studios vicino Londra. “E anche con pochi soldi. Perché hanno preso un bravo scenografo!” Oltre alle scenografie più maestose Ferretti crea sfondi per storie più intime oltre che ricostruzioni storiche, come L’età dell’innocenza sempre di Scorsese, Intervista col vampiro di Neil Jordan, l’Amleto di Franco Zeffirelli.

ph. Valentina Sensi

Nel 2013, in concomitanza con il settantesimo anniversario della sua nascita, il MoMA di New York gli ha dedicato la personale ” Dante Ferretti Design and construction for cinema” e l’Academy Award una personale di tre mesi. Merito della mostra curata da Raffaele Curi e organizzata da Il Cigno Arte in collaborazione con Vertigo Syndrome, è quello di riunire circa quaranta opere tra bozzetti, studi, lavori pittorici e materiali ed esporle come immagini compiute, dotate di una loro autonomia estetica, oltre che il frutto di uno sguardo capace di imprimere una firma indelebile nella storia del cinema italiano e internazionale.

Isa Maiullari

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