D’Annunzio Segreto’, dall’11 ottobre al Teatro Quirino di Roma

Nel contrasto tra giorno e notte, euforia e malinconia, commedia e dramma, si svolge il ‘D’Annunzio Segreto’, il nuovo spettacolo di Edoardo Sylos Labini.  Il ‘D’Annunzio Segreto’ prende il titolo dal museo ‘D’Annunzio Segreto’,  inaugurato nel 2010 nel sottoteatro del Vittoriale che raccoglie quanto fino ad ora era rimasto sconosciuto al grande pubblico perché chiuso negli armadi e nei cassetti della Prioria: i vestiti del Vate, le scarpe e gli stivali, la biancheria, le vesti appositamente fatte confezionare da d’Annunzio per le sue donne, i collari dei cani, gli oggetti da scrivania, il vasellame da tavola, i gioielli. All’ingresso del museo sei schermi trasmettono filmati d’epoca dell’Istituto Luce o dell’Archivio storico Rai. Nello spettacolo messo in scena al Teatro Quirino di Roma,  tra amore e grande letteratura, gelosie e tradimenti, arriva  ‘Il Vate’ degli italiani,     dal giorno 11 al 16 ottobre prossimi,  promosso   da RG Produzioni e  Edoardo Sylos Labini, con drammaturgia di Angelo Crespi e  con il patrocinio del Vittoriale degli italiani.  Sul palco Giorgia Sinicorni,    Evita Ciri, Chiara Lutri,    Paola Radaelli e con Viola Pornaro nel ruolo di Eleonora Duse. Scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta,  disegno luci di Pietro Sperduti,  musiche originali di Antonello Aprea.  Maestro d’armi Renzo Musumeci Greco. Regia di Francesco Sala, assistente alla regia Eliseo Pantone. Nelle scene entriamo nelle stanze del Vittoriale negli ultimi anni di vita di D’Annunzio. Gabriele di giorno è ancora vivo, ironico, sprezzante, gioca in modo perverso con le sue amanti,  la pianista Luisa Baccara e la sua governante Amelie Mazoyer,   le intrattiene, le manipola, le aizza l’una contro l’altra, progetta nuove imprese, litiga con Mussolini, pretende di essere coccolato, osannato, idealizzato. Di notte, al contrario, D’Annunzio, seduto al suo scrittoio, intesse un lungo e poetico dialogo, con l’unica donna che lo ha amato,  e che lui ha amato, ma che ora non c’è più: il mito Eleonora Duse. Rivive le straordinarie prove teatrali della ‘Città Morta’, lo scandalo pubblico del romanzo ‘Il Fuoco’,  e una travolgente versione della ‘Pioggia nel Pineto’. Gabriele D’Annunzio, all’anagrafe d’Annunzio, nome con cui usava firmarsi, dal 1924 Principe di Montenevoso, è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico, giornalista e patriota italiano, simbolo del Decadentismo e celebre figura della prima guerra mondiale. Soprannominato il ‘Vate’, cioè ‘poeta sacro, profeta’, cantore dell’Italia umbertina, occupò una posizione preminente nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa  e nella vita politica dal 1914 al 1924. È stato definito eccezionale e ultimo interprete della più duratura tradizione poetica italiana.   Come politico lasciò un segno nella sua epoca e una influenza sugli eventi che gli sarebbero succeduti. Gabriele D’Annunzio nacque a Pescara  da una famiglia borghese benestante,  terzo di cinque figli, visse un’infanzia felice, distinguendosi per intelligenza e vivacità. Dalla madre, Luisa de Benedictis  erediterà la fine sensibilità; dal padre, Francesco Paolo Rapagnetta, il quale acquisì anche il cognome D’Annunzio da un ricco parente che lo adottò, lo zio Antonio D’Annunzio. Noto  era il ‘Vate’ per  il temperamento sanguigno, la passione per le donne e la disinvoltura nel contrarre debiti, che portarono la famiglia da una condizione agiata a una difficile situazione economica. Gli fu chiesto in un’intervista di quando ebbe sentore del suo genio. La risposta fu semplice e secca: ‘In Francia, quando senza un soldo riuscii ad ottenere un milione di franchi di credito…’. D’Annunzio non tardò a manifestare un carattere ambizioso e privo di complessi e inibizioni, tanto che da giovane studente pubblicò una raccolta di poesie, presto recensite dalla rivista romana ‘Il Fanfulla della domenica’. D’Annunzio fece pubblicità al libro diffondendo la notizia falsa della sua morte per una caduta da cavallo. La notizia ebbe l’effetto di richiamare l’attenzione del pubblico romano sul romantico studente abruzzese, facendone un personaggio molto discusso, ma molto conosciuto. Lo stesso ‘Vate’  smentì poi la falsa notizia. Gli anni trascorsi a Roma,  in   particolare con  l’ ambiente culturale e mondano,   forgiarono il suo stile raffinato e comunicativo, la sua visione del mondo e il nucleo centrale della sua poetica. Il grande successo letterario arrivò  con la pubblicazione del suo primo romanzo, ‘Il piacere’,   incentrato sulla figura dell’esteta decadente che  inaugura una nuova prosa introspettiva e psicologica che rompe con i canoni estetici del naturalismo e del positivismo dell’epoca.  Venne presto a crearsi attorno a D’Annunzio un vasto pubblico condizionato non tanto dai contenuti, quanto dalle forme e dai risvolti divistici delle sue opere e della sua persona, un vero e proprio star system ante litteram, che lo stesso scrittore contribuì a costruire deliberatamente. Egli inventò uno stile immaginoso e appariscente di vita da grande divo, con cui nutrì il bisogno di sogni e di misteri, di vivere un’altra vita, di oggetti e comportamenti-culto che stava connotando in Italia la nuova cultura di massa.  Dopo essersi sposato e separato, cominciò una relazione epistolare con la celebre attrice Eleonora Duse, con la quale ebbe inizio la stagione centrale della sua vita. Si conobbero personalmente e subito scattò l’amore. Per vivere accanto alla sua nuova compagna, D’Annunzio si trasferì a Firenze, nella zona di Settignano, dove affittò la villa ‘La Capponcina’,   trasformandola in un monumento del gusto estetico decadente. Conduceva all’epoca la ‘vita del signore rinascimentale’. Sono in questi anni che si situa gran parte della drammaturgia dannunziana, piuttosto innovativa rispetto ai canoni del dramma borghese o del teatro, dominanti in Italia, e che non di rado ha come punto di riferimento la figura attoriale della Duse, nonché le sue migliori opere poetiche, la gran parte delle ‘Laudi’, e tra queste, il vertice e capolavoro della poesia dannunziana, l’Alcyone. La relazione dell’artista con Eleonora Duse è stata celebrata a Firenze in un modo molto originale. Alla nascita del quartiere fiorentino di Coverciano,  sorto proprio ai piedi della villa dannunziana di Settignano, due importanti arterie stradali della zona vennero inaugurate in memoria dei famosi amanti, prevedendo inoltre un incrocio tra queste vie. La relazione con Eleonora Duse si incrinò nel 1904, dopo il tradimento con Alessandra di Rudiní,  e la pubblicazione del romanzo ‘Il fuoco’, in cui il poeta aveva descritto impietosamente la loro relazione. In quell’epoca la vita dispendiosa condotta dal Vate lo portò a sperperare le cospicue somme percepite per le proprie pubblicazioni, che divennero insufficienti a coprire le spese prodottesi.

Roberto Cristiano

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