Dalla Serbia all’Iraq, i traffici illeciti dei colletti bianchi italiani. La terza puntata della nostra inchiesta

Prosegue l’inchiesta che Progetto Italia News sta conducendo su noti avvocati romani, gestori di introiti provenienti da attività illecite di associazioni mafiose che spostano i fondi e li riposizionano utilizzando il sistema finanziario Serbo. Un’indagine appunto partita dalla Serbia, confermata da fonti interne del Viminale.

Ecco riapparire il sedicente ingegner F. con la sua società Seasif e il suo pull di vvocati Vinicio Viol e Salvo Pace.

Questa volta F. lo vediamo nelle vesti di costruttore di grandi opere nel settore oil&gas, precisamente in Iraq dove, appoggiato dalla politica, banche amiche e i suoi fedeli avvocati ha messo in piedi un sistema finanziario ad altissimi livelli. C’è una società, sempre collegata a F. già presente in Iraq con in pancia un bellissimo contratto di manutenzione e costruzione, La Melete S.p.a. il quale Ceo è Pasquale Ranghelli anche lui romano.

F. grazie ad appoggi politici riesce a far concedere alla Melete un accreditamento presso il ministero delle risorse energetiche di Baghdad, il quale concede alla Melete un contratto di manutenzione, costruzione e formazione. F. a sua volta crea a favore della Melete un fondo di garanzia economico frutto di investimenti di piccoli imprenditori e della Banda della Magliana, secondo fonti del Viminale, che funge da spalla finanziaria alla Melete. A questo punto viene inserita una seconda società, una sorta di cappello di protezione di diritto iracheno, dove il F. e i suoi legali appoggiano i sub appalti e la gestione dei lavori, la Iraq Petrolium.

La Iraq Petrolium società storica locale ma dormiente, alla quale F. stringere accordi con la Melete come sub appaltatore e fornitore di servizi.

A questo punto il ministero iracheno tramite una banca Irachena emette una lettera di credito alla Melete Spa che viene accettata dalla banca Popolare di Milano, che a sua volta forte del Fondo di Garanzia, emette un suo strumento finanziario rivolto al sub appaltatore, la iraq Petrolium.

E’ qui che parte lo smistamento e la riqualificazione dei fondi. Il vero stratagemma  nasce proprio dal contratto che F. e i suoi legali hanno strutturato perché nel contratto è specificato che i fornitori di apparecchiature devono essere europei, i formatori sempre europei comprese le maestranze, quindi la Iraq Petrolium riporta i fondi in Europa pagando società fornitrici gia strutturalemnte impostate da F. che diventano piccoli ma importanti bacini sparsi che detengono liquidità a disposizione per finanziare,pagare, ma soprattutto perdere la riconducibilità.

E poi arriva il colpo da maestro di F. che, dopo aver fatto riscattare la lettera di credito a nome del sub fornitore con la banca irachena che ufficialmente ha liquidato uno strumento finanziario della banca Popolare di Milano alla Iraq Petrolium, che a sua volta paga i fornitori europei, fa scatenare le inadempienze di fornitura grazie ai suoi legali facendo in modo di bloccare il tutto. E cosi la Iraq Petrolium si ritrova con un debito con la banca irachena, svuotando i conti per i pagamenti ai fornitori europei che incassano solamente, portando la Iraq Petrolium alla chiusura ufficiale cosi da garantire sia la Melete sia il Fondo di garanzia “sporco” che ha dato modo alla Melete di poter essere in grado di essere accreditata e ricevere l’appalto dal governo iracheno.

Chi protegge della classe politica italiana F.? Perché dopo tutte queste operazioni che vedono lui coinvolto nessuno prende le dovute precauzioni, e se F. e i suoi legali usassero gli stessi metodi per finanziare il terrorismo? L’immigrazione? In fondo questo è un sistema pulito che abbraccia tutti gli stati e guarda caso F. è presente con grandi opere in Sudan, Iraq, Turchia, Siria, Afghanistan. Su questi interrogativi cruciali gli investigatori italiani stanno lavorando giorno e notte.

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