Italian Foreign Minister Luigi Di Maio (R)and Italian Prime Minister Giuseppe Conte during a press conference after the International Libya Conference in Berlin, Germany, 19 January 2020. ANSA/ETTORE FERRARI

Dagospia: cosa pensa Luigi Di Maio di Conte…

‘Una sola certezza: Giuseppe Conte non conta un c***o’, Dagospia si esprime così  per descrivere la ‘palude grillina’.  Non c’entra solo la scalata dell’ex premier al Movimento interrotta per beghe legali e di statuto. Il problema è politico, e legato al ‘suo nemico più intimo’, Luigi Di Maio, intenzionato a ‘sabotatore l’accordo Pd-M5s alle elezioni comunali’ dove  Conte contava invece come prima pietra per la costruzione del prossimo cartello elettorale. Primo test, primo fallimento: a Roma Di Maio si è schierato ufficialmente per la ricandidatura della sindaca Virginia Raggi, quando Conte aveva garantito ai dem Goffredo Bettini ed Enrico Letta che avrebbe fatto fare un passo indietro alla sindaca dando di fatto via libera a una candidatura ‘unitaria’, quella dell’ex segretario Pd Nicola Zingaretti.

Vero è che in origine Virginia Raggi, venendo meno l’appoggio di Conte, si era rivolta a Rousseau e Casaleggio. In seconda istanza, leggi qualche giorno, Conte fa sapere che l’appoggio a Raggi è incondizionato.

Fallisce Conte e saltano i piani del Pd, costretti a ‘ripiegare’ sull’ex ministro dell’Economia Roberta Gualtieri e con la candidatura parallela di Carlo Calenda che minaccia di disperdere i voti del centrosinistra a favore del prossimo candidato del centrodestra e della stessa Raggi, che potrebbe così ambire ad arrivare al ballottaggio. Ma la partita romana va letta su un piano più ampio, quello delle candidature da ‘spartire’ tra dem e 5 Stelle.

E ora che ne sarà delle promesse fatte per Torino (la base non vuole l’accordo  col Pd) e Napoli. Qui il presidente della Camera Roberto Fico, intuito la malaparata, ha già riposto nel cassetto i suoi sogni da sindaco.

Sullo sfondo, resta la lotta di potere dentro il Movimento tra Conte e Di Maio. Il ministro degli Esteri, spiega Dago, ‘è ancora convinto che sia meglio avere un Movimento coeso al 10% del pastrocchio contiano al 15. Senza contare che almeno un terzo dei parlamentari cinquestelle sono ancora fedeli a Di Maio, mentre un 20/25% sbanda dalle parti di Casaleggio-Di Battista. Di Maio  ha capito di doversi legare mani e piedi al governo Draghi e spingere a testa bassa per il suo successo. Se Mario Draghi  va avanti fino al 2023, lui resta ministro degli Esteri contando sul primo gruppo parlamentare, e rimanda a data da destinarsi le elezioni politiche che dovrebbero certificare l’ascesa di Conte e del suo partito.

Giorgia Meloni, oltre ad essere leader dell’opposizione e di Fratelli d’Italia, si è cimentata nella scrittura. Ieri, 11 maggio, infatti, esce lo sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee. Il libro è un racconto inedito tra il personale e il politico e si concentra soprattutto sugli ultimi due anni, da quando è scoppiata la pandemia. Le lotte politiche contro il Conte bis e le molte polemiche sulle limitazioni agli italiani e anche un piccolo retroscena su una chiacchierata con l’allora premier Giuseppe Conte, quando al governo vigeva l’alleanza Pd-M5s.

‘Il diritto fondamentale degli esseri umani per eccellenza, quello dal quale dipendono tutti gli altri, si è infranto contro il muro dei Dpcm, gli atti amministrativi con i quali Giuseppe Conte prima, e Mario Draghi dopo, hanno deciso se e quando potevamo uscire di casa, e dove potevamo andare quando lo facevamo. Abbiamo dato per scontato che fosse inevitabile, che la salute dei cittadini andasse tutelata pagando qualsiasi prezzo, anche quello della nostra libertà. Ma siamo sicuri che uno di questi diritti possa essere completamente sacrificato sull’altare dell’altro? Io no’, ricorda la Meloni da sempre critica su certi argomenti. Posizioni che l’hanno anche portata a non entrare nell’attuale governo seguendo le orme degli alleati di centrodestra come Lega e Forza Italia.

Il nostro governo – all’epoca il Conte II – ci spiegava che non bisognava farsi prendere dal sensazionalismo e dall’allarmismo, perché era tutto sotto controllo. ‘Siamo prontissimi’ ci rassicurò Conte. Ma di colpo la realtà non si poteva più nascondere. Mi colpirono molto le prime parole di una telefonata con Giuseppe Conte all’inizio della seconda ondata. ‘Ciao Giorgia, come stai?’ ‘Preoccupata, Giuseppe’. ‘Perché?’. ‘Come perché, per la situazione…’. ‘Aaah… Vabbè ma noi siamo messi meglio degli altri…’.  ‘Se lo dici tu…’“. Questa la rivelazione che mette in difficoltà, alla luce di quanto accaduto con la seconda ondata, l’ex premier che ora punta a guidare come capo politico il Movimento Cinque Stelle. ‘Io, se mi fossi trovata a dover scegliere tra rischiare di condannare a morte ventimila persone o rischiare di condannarne alla morte economica cinquecentomila, con una decisione, non sarei probabilmente stata in grado di mantenere quella freddezza’, spiega nel suo libro la Meloni.

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