Cucchi, agente Penitenziaria assolto: “Ora ridateci la dignità”

“Noi non vogliamo ringraziamenti o scuse, vogliamo che ci venga restituita la dignità”. Lo dice al Fatto Quotidiano Nicola Minichini, uno dei tre agenti della Polizia penitenziaria imputato e assolto nel primo processo per la morte di Stefano Cucchi. “Provo rabbia, anzi collera. Sono giorni che vago per il quartiere, da quando il sostituto procuratore Giovanni Musarò ha letto in aula le dichiarazioni del carabiniere Francesco Tedesco, che adesso accusa i suoi colleghi di aver picchiato Cucchi. Questi per anni sono stati zitti, hanno falsificato prove, mentito ai magistrati. E hanno assistito senza fare nulla a un processo a carico di tre innocenti. E poi ci sono gli altri. Quelli che sapevano e hanno taciuto. Hanno fatto sembrare noi i sanguinari e loro Santa Maria Goretti. Per qualcosa che, stando all’accusa, hanno commesso loro, abbiamo rischiato di essere condannati noi, di perdere tutto. Dove erano mentre io combattevo per la mia dignità, per la libertà?”, afferma Minichini.

“Il problema è che nessuno ha avuto un pensiero per noi, nessuno ha detto: ‘Guarda quei poveretti che sono andati al macello al posto di altri’. Nei confronti della famiglia Cucchi non ho nulla da recriminare, hanno perso un figlio o un fratello e cercano giustizia. Ma perché adesso non spendere una parola di solidarietà nei nostri confronti? Si parla di testimoni che subiscono pressioni e minacce. E io? Non dovrebbero dimenticare che è anche grazie alle nostre lotte – inizialmente contro tutto e tutti -che ora si può guardare alla giustizia”, sottolinea.

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