Crisi umanitaria nel campo di Idomeni in Grecia. Unicef: ‘il prossimo vertice Ue si faccia qui’

Donne, bambini, anziani pieni di speranza e di sogni che ogni minuto lottano contro il freddo pungente e i morsi della fame, tra pioggia e fango, in attesa di un segnale per attraversare la frontiera. Un segnale che probabilmente non arriverà mai per i circa 15 mila migranti che si trovano nel campo di Idomeni in Grecia, al confine con la Macedonia. La situazione è precaria e la sopportazione al limite, aggravata ancor di più dalla pioggia e il maltempo che rendono le ultime ore un inferno, con il campo divenuto un enorme catino di fango e pozzanghere. I protagonisti di questo incubo hanno bisogno di tutto, soprattutto i numerosi anziani e invalidi che necessitano di assistenza medica.

Diversi scontri si susseguono ogni giorno tra immigrati e forze di polizia, nella speranza di un intervento dell’Europa. Tanto che il nome più invocato è quello della cancelliera tedesca Angela Merkel: “Mamma Merkel, Mamma Merkel”, hanno infatti gridato alcuni profughi organizzando una sorta di sit in spontaneo sventolando una bandiera della Germania.

E mentre loro muoiono di fame, ieri si è svolto il vertice tra Ue e Ankara per provare a mettere un tampone alle continue ondate migratorie che passano per la Turchia. Durante il summit comunque non si è raggiunta nessun tipo di intesa, ma anzi si è cercato di posticipare il problema fino al prossimo vertice del 17 e 18 marzo. Il premier Matteo Renzi lasciando il summit ha parlato di “piccolo passo avanti” ma ancora “molto resta da fare”, mentre per la cancelliera tedesca Angela Merkel si tratta di “un’intesa sui principi generali che dovranno essere tradotti in iniziative”.

Si è anche promesso maggiore assistenza alla Grecia nella gestione dei confini esterni, inclusi quelli con la Macedonia e con l’Albania. Si è anche richiesto di accelerare in modo sostanziale l’implementazione della riallocazione dei rifugiati per alleviare il pesante fardello che oggi grava sul Paese ellenico.

Intanto l’Unicef ha provocatoriamente chiesto che il prossimo vertice Ue si faccia proprio a Idomeni, cosicché l’Europa possa toccare con mano la realtà dei profughi. Solo così “i capi di Stato e di governo potranno capire che bisogna mettere fine a questa tragedia umanitaria europea”, ha detto Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia.

Intervenendo oggi in un convegno per l’8 marzo, Sabine Freizer, dell’Ufficio regionale Europa e Asia Centrale dell’Onu per l’eguaglianza di genere, ha ricordato che sono circa quattro mila le persone che, dall’inizio della crisi, hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere via mare le coste europee. Mentre circa un milione ha invece raggiunto l’Europa, ha ricordato il funzionario dell’Onu sottolineando che la maggior parte di loro sono donne e bambini. Le fasce più ‘deboli’ se si pensa che “un gran numero di donne è soggetto a violenze sia nel Paese di origine che durante il viaggio” e che diversi bambini non riescono ad arrivare a destinazione.

Alessandro Moschini

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