Leader of Italia Viva Matteo Renzi leaves the hall as Italian Prime Minister Giuseppe Conte delivers a speech at the Senate on the upcoming European Council meeting, Rome, Italy, 13 October 2020. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Crisi di governo: Renzi chiede un mandato esplorativo

La crisi di governo continua senza sosta e, malgrado le consultazioni in corso, sembra ancora poco chiaro cosa accadrà nei prossimi giorni. La vecchia maggioranza, meno Italia Viva ma più il gruppo dei Responsabili, vuole un Conte ter, mentre Renzi prima mette il no ai veti e poi chiede che venga dato un mandato esplorativo ad una persona diversa da Giuseppe Conte.

Nella sostanza un mandato esplorativo si ha quando il Presidente della Repubblica conferisce l’incarico ad un uomo politico di porre in essere una prima indagine sulla possibilità di formare un governo. Si tratta di una prassi non codificata come espresso anche sul sito di Palazzo Chigi dove si legge: Anche se non espressamente previsto dalla Costituzione, il conferimento dell’incarico può essere preceduto da un mandato esplorativo che si rende necessario quando le consultazioni non abbiano dato indicazioni significative“. L’instabilità politica di queste settimane sembra andare verso questa direzione che, inevitabilmente, comporta dei tempi più lunghi per la composizione di un nuovo esecutivo. Si dovranno infatti svolgere delle nuove consultazioni, di natura decisamente più informale, con le quali non il Presidente della Repubblica, ma un’altra figura istituzionale, sondi il terreno con le forze parlamentari per la costituzione del governo.

Il mandato esplorativo, per prassi, non viene affidato ad un leader di partito, ma a qualcuno che in parte fa le veci del Capo dello Stato e verifica sul campo l’esistenza di una possibile maggioranza. Storicamente questo incarico viene conferito o al presidente della Camera o a quello del Senato. Al termine delle sue consultazioni la persona incaricata dovrà riferire gli esiti delle sue consultazioni al Presidente della Repubblica che, in caso di scarso successo dell’operazione, potrà affidare subito l’incarico ad un’altra figura al fine di verificare ipotesi di maggioranze diverse oppure rafforzare l’ipotesi di una specifica maggioranza. Importante sottolineare come il mandato esplorativo non sia un pre -incarico con il quale il Capo dello Stato invita il candidato Presidente del Consiglio a formare la sua maggioranza e la sua squadra di governo.

Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte, è finito nel mirino del fondatore e leader di Italia Viva Matteo Renzi, che, nella ricostruzione del ‘Corriere della Sera’, avrebbe chiesto la sua “testa” come una delle condizioni per sedersi a un tavolo e trattare sugli sviluppi della crisi di governo.

Il sito del quotidiano riporta anche la reazione di Casalino: “Io non mollo manco morto. Certo non mi dimetto perché lo chiede Renzi”.

Il portavoce è descritto come “sicuro” che, se Conte dovesse tornare premier, il rapporto di stima e reciproca fiducia  tra lui e Conte non si spezzerà per le pressioni dei partiti.

A turno Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Partito Democratico e Italia Viva hanno chiesto il suo licenziamento, ma Casalino non si è mai scomposto.

“Chi pensa di imporre al presidente del Consiglio i suoi collaboratori personali non sa di cosa parla e forse ha visto troppi film. Conte non ha mai pensato di cacciarmi e anche oggi è una fake news“, il virgolettato riportato dal ‘Corriere della Sera’.

Il ‘Corriere della Sera’ ha anche ricostruito come è nato lo scontro tra Matteo Renzi e Rocco Casalino, che un tempo sarebbero stati “quasi amici“.

Al tempo in cui Conte era arrivato da poco a Palazzo Chigi, l’ex sindaco di Firenze avrebbe scritto all’ex concorrente del Grande Fratello per complimentarsi.

Nacque così una “simpatia reciproca“, interrotta da qualcosa scritto dal capo dell’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio che ha fatto saltare i nervi a Renzi, che ha bloccato il contatto di Casalino.

“Questa non è una saga, non è una fiction, non siamo al Grande Fratello. Qui siamo al Quirinale”, ha detto Renzi al termine delle consultazioni  con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

L’astio, ha rivelato il ‘Corriere della Sera’, sarebbe stato generato da una frase che il portavoce avrebbe pronunciato conversando con alcuni parlamentari del M5S, che la riferirono a ‘Repubblica’: “Se andiamo in Senato lo asfaltiamo, come è successo con Salvini“. Parole riferite a Renzi, che non gliel’avrebbe perdonata nonostante la “categorica smentita” di Palazzo Chigi.

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