Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si dirige a piedi verso Palazzo Chigi, Roma, 11 gennaio 2021. ANSA/ UFFICIO STAMPA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO/ FILIPPO ATTILI +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Europeisti, nuovo gruppo per Conte ter

Il  gruppo dei “responsabili” si è costituito ufficialmente al Senato.  Fonti parlamentari hanno fatto sapere nella serata di martedì che è stato raggiunto il numero base di dieci parlamentari. Il nome del gruppo è “Europeisti Maie Centro democratico”. La nascita dei nuovi gruppi consentirebbe un riequilibrio dei numeri nelle commissioni per la maggioranza.

La cosiddetta “quarta gamba” che si andrebbe ad aggiungere a Pd, M5s e Leu a sostegno di un eventuale Conte ter era stata preannunciata da Gregorio De Falco, senatore ex M5s che insieme a Bruno Tabacci alla Camera ha lavorato in questi giorni all’operazione.

A invocare una prospettiva europeista è stato lo stesso Conte  nel suo messaggio pubblicato su Facebook: Le mie dimissioni sono al servizio di questa possibilità: la formazione di un nuovo governo che offra una prospettiva di salvezza nazionale. Serve un’alleanza, nelle forme in cui si potrà diversamente realizzare, di chiara lealtà europeista, in grado di attuare le decisioni che premono”.

Che qualcosa si stia muovendo in direzione della formazione di un governo di “salvezza nazionale”, come lo ha definito Giuseppe Conte, lo ha confermato anche il ministro per gli affari regionali,  Francesco Boccia.

“I gruppi nasceranno – ha detto Boccia a Cartabianca, su Rai3 –  ma questa cosa di definirli volenterosi o responsabili è fuori luogo. Sono deputati e senatori presenti in Parlamento e così come è nata Italia Viva da candidati eletti con il Pd, nasceranno altri gruppi”. Intanto, è stato fissato il calendario delle consultazioni prossimi giorni che culmineranno con la nascita del nuovo governo.

Mostrare un progetto politico, una prospettiva, un orizzonte più largo. E’ il tentativo di Giuseppe Conte di non rassegnarsi ai numeri. In Senato i suoi pontieri lavorano perché si materializzi in tempo per le consultazioni quel nuovo gruppo che dia legittimità politica al tentativo di un incarico “ter”. “Liberaldemocratici e ambientalisti europeisti”, è il nome ipotizzato per il gruppo, mentre il premier dimissionario via Facebook lancia l’ultima chiamata ai responsabili ‘in sonno’. Ma anche a Matteo Renzi: a lui sembra tirare ‘l’amo’ della riforma costituzionale con la sfiducia costruttiva.

In una prospettiva di legislatura, il premier apre a tutti coloro che ci stanno. Con un’apertura che prova a rimettere insieme e motivare una maggioranza che in Consiglio dei ministri e nelle segreterie dei partiti si mostra ancora compatta, ma che in Parlamento inizia a mostrare tentennamenti sul nome del presidente del Consiglio. E con una postilla ‘istituzionale’, sull’augurio che l’Italia rialzi la testa “al di là di chi la guiderà”, che le fonti parlamentari più maliziose leggono già come una disponibilità a un passo di lato. La strada del reincarico, nel giorno delle dimissioni, appare in salita. Lo si avverte nel pessimismo che serpeggia tra i ministri e nei gruppi di maggioranza, tra le cui fila nomi diversi da Conte circolano anche come antidoto alla paura delle urne. A dar corpo ai timori è l’atteggiamento critico con cui la delegazione di Italia viva si presenta al Quirinale. Le carte restano coperte, come del resto quelle di tutti i giocatori della partita per il nuovo governo. Ma la critica di Renzi a Conte, nelle aule parlamentari e in tv, è stata così distruttiva che gli (ex) alleati non mostrano dubbi sul fatto che il senatore di Rignano, se potesse, al Quirinale indicherebbe il nome di un altro premier. Lui per ora inverte l’onere della prova e sfida Conte a mostrare di potersi riprendere Iv in maggioranza. La condizione è “cambiare nel metodo e nel merito”. Come a dire: un ruolo di Conte ridimensionato rispetto ai partiti della sua maggioranza e pari peso di Iv.

Ma intanto la prospettiva “europea” fa tirare in ballo anche nomi finora fuori dalla mischia come David Sassoli o Paolo Gentiloni. I nomi di Marta Cartabia, Carlo Cottarelli o Luciana Lamorgese si fanno in una prospettiva elettorale, se le consultazioni dovessero fallire. E poi c’è chi cerca di immaginare un premier costruito su misura di una maggioranza Ursula, che includa anche Forza Italia e qui tornano i nomi dei ‘dialoganti’ Franceschini e Guerini. Ma sono temi del dopo, come anche il totonomi di un Conte ter con dentro anche Renzi ministro. Il primo giro di consultazioni si farà sull’ipotesi del “ter”: le delegazioni Pd, M5s e Leu faranno sicuramente il suo nome. Se fallisse, si aprirebbe la partita per un premier o una maggioranza alternativa. O, dice un sottosegretario Dem, più probabilmente la via delle urne, con Conte leader di un’alleanza contrapposta a quella di Salvini e Renzi ai margini.

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