Crisi, allarme 007: “ Verso tensione sociale, proteste eclatanti contro politici”

Crisi e incertezza politica. Sono alcuni dei fattori scatenanti di forme di protesta che preoccupano, gli 007, che oggi lanciano un vero e proprio allarme.
Nella ‘Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, coordinata dal Dis, diretto da Giampiero Massolo’, si precisa che “in assenza di segnali di un’inversione del ciclo congiunturale, l’incremento delle difficoltà occupazionali e delle situazioni di crisi aziendale potrebbe minare progressivamente la fiducia dei lavoratori nelle rappresentanze sindacali, alimentare la spontaneità rivendicativa ed innalzare la tensione sociale, offrendo nuove opportunità di inserimento ai gruppi dell’antagonismo, già territorialmente organizzati per intercettare il dissenso e incanalarlo verso ambiti di elevata conflittualità”.
In questa prospettiva, quindi, aumenta “il rischio di un’intensificazione delle contestazioni nei confronti di esponenti del governo e personalità di rilievo istituzionale, nonché rappresentanti di partiti politici e sindacati considerati non sufficientemente impegnati nella difesa dei bisogni emergenti”.
Conflittualità che secondo gli 007 potrebbe essere accentuata anche dalla “la campagna contro le attività di riscossione di Equitalia che ha fatto registrare un significativo innalzamento nei toni e nel livello della contestazione, con il ripetersi di azioni di stampo intimidatorio ed iniziative dimostrative nei confronti di sedi e rappresentanti della società di riscossione, assurta a simbolo della crisi economica e delle politiche governative ritenute “vessatorie” in tema fiscale”. ”Gli episodi -fanno notare gli 007- maturati negli ambienti più diversificati, sostanziano una forma di protesta di particolare radicalità che accomuna trasversalmente diverse espressioni del dissenso antagonista, formazioni eversive e gruppi clandestini, ma anche soggetti non ideologizzati spinti da motivazioni personali”.
Sul piano sociale, spiega la Relazione annuale del comparto intelligence, “la strumentalizzazione del disagio in chiave di contrapposizione radicale allo Stato non appare in grado di conferire nuova capacità di attrazione a progetti eversivi di ispirazione brigatista, avulsi dalla società ancorché tuttora perseguiti da ristretti circuiti estremisti”.
“Altra -avvertono i Servizi- è la potenzialità dell’eversione di matrice anarco-insurrezionalista, il cui ‘aggancio’ alle tematiche di attualità risulta funzionale a più generali strategie antisistema e all’obiettivo di infiltrare occasioni di protesta e di lotta, come la mobilitazione No Tav”.
Per quanto riguarda l’eversione anarcoinsurrezionalista, segnala ancora la Relazione del comparto inteligence, il ferimento dell’amministratore delegato dell’Ansaldo Nucleare, a Genova il 7 maggio scorso, ”ha testimoniato l’innalzamento del livello della minaccia” portata dalle formazioni clandestine aderenti alla FAI-Federazione Anarchica Informale. La risposta dello Stato si è concretizzata durante l’anno ”in diverse operazioni di polizia giudiziaria nei confronti di realtà di settore, con l’arresto di numerosi attivisti anarco-insurrezionalisti, ivi compresi i militanti considerati responsabili dell’attentato di Genova”.
Si registra ”da allora, una stasi operativa della FAI (con l’eccezione di due azioni di scarso rilievo compiute a luglio ai danni di Istituti di credito di una cittadina laziale) con tutta probabilita’ ascrivibile alla necessita’, per gli ‘affini’ a quella progettualita’ terroristica, di non evidenziarsi in una fase di accentuata pressione investigativa”. In considerazione tuttavia delle caratteristiche proprie dell’area, tradizionalmente non omogenea e aperta all’adozione di strategie di lotta diversificate, ”si ritiene che la minaccia rimanga potenzialmente estesa e multiforme, suscettibile di tradursi in una gamma di interventi”.
Eventualita’, segnala l’intlligence, ”che puo’ comprendere sia attentati ‘spettacolari’ potenzialmente lesivi come quelli tradizionalmente messi in atto dai gruppi FAI, sia iniziative di non elevato spessore ad opera di altre sigle eventualmente emergenti, non dotate delle medesime capacita’ tecnico-operative, come anche attacchi non rivendicati, in linea con la visione classica dell’anarco-insurrezionalismo che individua nel compimento stesso del gesto e nella scelta dell’obiettivo la ‘riconoscibilita” della matrice”.
”Ulteriori fronti di lotta -segnala ancora la Relazione del comparto intelligence- potrebbero inoltre essere aperti, in relazione all’eventuale diffondersi di tensioni e proteste connesse alla crisi economica, contro le riforme del welfare e del lavoro, oppure, in un’ottica anticapitalista, contro le molteplici espressioni della ‘società del benessere’ e del consumismo”.
Senza trascurarne altri ”di rinnovata, crescente attualita’, come l’antifascismo, che esprime il timore di un rafforzamento dei movimenti di estrema destra”.

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