Covid, Gimbe: “Non ci sono numeri per 500mila dosi entro il 15”

Al momento i numeri non vanno nella direzione delle 500mila vaccinazioni al giorno entro il 15 aprile. A dirlo e’ Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’e’ desta”, su Radio Cusano Campus. Cartabellotta fa un bilancio del primo trimestre 2021 e precisa come le consegne “di fatto” siano “state chiuse ufficialmente domenica 4 aprile” con il “90% dei vaccini previsti nell’ultima versione del piano vaccinale che erano 15,7 milioni” e che ha portato a un arrivo di 14 milioni di dosi. “La prima versione del piano ne prevedeva 28,3 milioni”. Cartabellotta parla poi di un “collo di bottiglia” che e’ “quello delle somministrazioni che vanno un po’ in ordine sparso a seconda delle Regioni”. Se ne “prevedevano 300mila entro il 23 marzo”, ma “solo la scorsa settimana abbiamo raggiunto 300mila e solo in alcuni giorni” visto che “c’e’ sempre un crollo la domenica” e che “servirebbe altro personale”.

“Riguardo alle 500mila somministrazioni al giorno entro il 15 aprile, al momento i numeri non ci sono – aggiunge -. La prima determinante sono le consegne, adesso vediamo come si metteranno in questo mese di aprile, sappiamo che quelle di Johnson&Johnson arriveranno” con “meno dosi rispetto a quelle previste. Curevac non ha ancora completato lo studio di fase 3 ed effettuato la domanda di approvazione all’Ema. Abbiamo richiesto un calendario pubblico delle consegne, perche’ al momento abbiamo solo la quantita’ di vaccini prevista in un arco trimestrale”. Il presidente della Fondazione Gimbe su Astrazeneca ha commentato: “Dopo l’ultima revisione di Ema, credo si stia diffondendo una diffidenza ulteriore nei confronti di questo vaccino, soprattutto per i cambi di eta’, prima era per giovani, ora per anziani. Gli studi sul campo hanno dimostrato che Astrazeneca va molto bene anche per gli anziani, nel frattempo e’ emerso che questi rari episodi trombotici riguardano soggetti al di sotto dei 70 anni. Bisogna abituarsi, anche dal punto di vista della comunicazione pubblica, a spiegare gli elementi che condizionano questi cambi di rotta che sono frutto di una valutazione sul campo del vaccino”.

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