Corte dei Conti e pressione fiscale

La Corte dei Conti  consegna l’immagine di una economia che sta progredendo, anche in termini qualitativi. Ma mette anche il dito sulla situazione fiscale e, soprattutto, su un debito che monta inesorabilmente.  Un piccolo imprenditore fra costi societari, tasse e contributi lascia sul terreno il 64% di quello che entra in cassa, ovvero,  25 punti in più di quello che sborsa un concorrente europeo.

Il cuneo fiscale resta un problema per tutti ma   soprattutto per il segmento economico delle medie imprese: il carico è del 10% superiore alla media europea e si porta via quasi il 50% del reddito faticosamente messo insieme. Troppo e non solo se si pensa alla concorrenza, ma anche se si guarda alla situazione di bassi salari che continua a governare le buste paga del lavoro dipendente. Senza parlare della mancanza degli  investimenti.

Migliaia di 40enni che lasciano l’Italia in cerca di fortuna al pari dei loro connazionali più giovani.  Questi ultimi cercano un futuro, i primi cercano di esorcizzare la perdita del posto di lavoro ma anche di vedersi riconoscere le professionalità conquistate sul campo e la qualità del lavoro svolto e che evidentemente all’estero è più apprezzata.

La Corte dei Conti  teme che le privatizzazioni non aiutino più di tanto la riduzione del debito e quindi puntano di più su un calo del debito costante e sorretto da una ripresa più vigorosa. Lo fa capire l’Istat quando nella nota mensile segnala che la crescita continua ma a basse velocità.

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