Corrispondenti europei: “Beppe Grillo? Un populista che sfugge alle urne”

Beppe Grillo ‘non piace’ alla stampa estera. Ad ascoltare le riflessioni dei giornalisti stranieri che raccontano l’Italia nel mondo sembra di assistere ad un monologo. “Populismo, demagogia: facile attaccare quando non si governa. Ma perché non si assume una responsabilità diretta, candidandosi e facendosi eleggere?”. Cambiano le lingue ma tutti bollano allo stesso modo il comico ligure ed il suo Movimento 5 Stelle: populista, facile incantatore di elettori traditi dai partiti tradizionali. Insomma il Beppe nazionale non piace a buona parte della stampa straniera che raccontano l’Italia all’estero. “Sono convinta che sia una delle incarnazioni del populismo che ormai dilaga in Europa e specialmente in Italia, che come al solito è un laboratorio. Lui non si può definire politicamente: rappresenta una degenerazione della politica”. La stroncatura arriva da Marcelle Padovani, francese, corrispondente del Nouvel Observateur, e profonda conoscitrice dei fatti italiani. Per la giornalista francese il “grillismo” ha raggiunto l’apogeo e sia, dunque, destinata ad una inesorabile flessine. La Padovani da anche i numeri: “secondo me si stabilizzerà intorno al 10%”. Per Rossend Domenech, corrispondente dello spagnolo El Periodico, Grillo utilizza argomenti demagogici ma “usandoli dice la verità sulla situazione italiana”. Ma ecco che arriva puntuale la bocciatura. Ha un “handicap, il suo più grande: attacca ma non propone. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che non governa in concreto: quanto successo a Parma con Pizzarotti lo dimostra, non è un caso che le questioni concrete vengano fuori adesso”. Grillo ha successo, seguendo il ragionamento di Domenech, per la “scarsezza di proposte dei partiti tradizionali”. “Nel momento in cui il cittadino normale non trova proposte concrete – spiega il giornalista spagnolo – possono arrivare personaggi come lui che fanno di tutta l’erba un fascio e diventano molto più popolari rispetto ai leader classici. I leader storici hanno un vuoto rispetto alla connessione diretta con il cittadino”. Lui vede un futuro roseo per il M5S, non senza qualche dubbio: “penso che avrà più successo di quello che merita. Mentre gli altri non hanno ancora ‘imparato’ da Berlusconi e Grillo e forse hanno un problema”.Jorg Bremer, corrispondente politico della Frankfurter Allgemeine Zeitung, non usa giri di parole per definire Beppe Grillo un demagogo. “Sono stato con lui tre volte al nord, sono gli unici contatti che ho avuto con lui: è davvero è un demagogo”. “Non capisco come faccia a fare politica senza prendersi una responsabilità diretta, ovvero candidarsi e farsi eleggere: quando fai politica devi farlo”. Ma c’è di più. “Fa grande rumore ma senza proporre, dare soluzioni. Sì, ha detto che ha un programma, ma è di due anni fa, e questo non è possibile, l’Italia è cambiata”.Dimitri Deliolanes, corrispondente in Italia della televisione di Stato greca, Ert, preferisce non parlarne tanti perché “è inspiegabile”. O meglio “è difficile da spiegare perché viene subito dopo l’altro fenomeno, Berlusconi, già di per sè difficile da spiegare. E’ sicuramente indice di gravissima crisi politica e di orientamento degli elettori”. Deliolanes vede, giustamente, nei partiti tradizionali i “primi responsabili” dell’ascesa di Grillo perché “non riescono a fare un’offerta politica attraente, l’elettorato italiano sta proprio delirando”. Quanto alla longevità politica del grillismo, nessuna previsione: “non sono in grado di valutarlo. Osservo solo la delusione di Parma, la prima prova dei fatti. Se alle elezioni effettivamente Grillo avrà successo, sarà alla prova. Ma gli italiani rischiano di perdere altro tempo oltre a quello già perso”.

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