Coronavirus, Gimbe: “In una settimana nuovi casi raddoppiati”

Nella settimana 19-25 agosto, rispetto alla precedente, i nuovi casi di coronavirus in Italia sono cresciuti del 92,4% (6.538 a fronte di 3.399), grazie anche all’aumento dei casi testati (309.127 a fronte di 180.300). E’ quanto emerge dall’ultimo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe di Bologna. Relativamente ai dati ospedalieri si conferma il trend in crescita anche dei pazienti ricoverati con sintomi (+25,5%) e di quelli in terapia intensiva (+13,8%). Considerevole l’aumento dei tamponi effettuati: +48,8%.

Confermate le ampie variabilita’ regionali ma solo quattro Regioni fanno registrare una riduzione di nuovi casi, peraltro piuttosto esigua (-55). Nelle altre 14 Regioni e 2 Province autonome si rileva un aumento complessivo di 3.194 nuovi casi, con un range che varia dai 677 del Lazio ai 4 della Valle d’Aosta. Stabile il numero di nuovi casi in Basilicata (+14). “In soli sette giorni – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione – si sfiora il raddoppio dei nuovi casi totali, non solo per l’incremento dell’attivita’ di testing, ma anche per l’aumento del rapporto positivi/casi testati. Inoltre, si conferma il trend in crescita dei pazienti ospedalizzati con sintomi e, in misura minore, di quelli in terapia intensiva. Queste spie rosse, piuttosto che generare inutili allarmismi, devono infondere una comune consapevolezza sull’andamento dell’epidemia nel nostro Paese al fine di mantenere alta la guardia, sia da parte delle istituzioni che devono potenziare la sorveglianza epidemiologica, sia da parte dei cittadini chiamati ad attenersi a tutte le misure di sicurezza, senza minimizzazioni di sorta”. “Nel quadro di una circolazione endemica del virus si assiste ad un aumento progressivo dei focolai con crescita esponenziale dei nuovi casi, siano essi autoctoni, da rientro di italiani andati in vacanza all’estero, o di importazione da stranieri. Tutti questi numeri – conclude il presidente – non possono essere confrontati con quelli dei primi mesi dell’epidemia perche’ le dinamiche epidemiologiche sono completamente diverse. Dello tsunami che si e’ abbattuto sul nostro Paese non abbiamo mai conosciuto la fase iniziale: il coronavirus circolava insidiosamente sottotraccia con migliaia di asintomatici che infettavano senza saperlo parenti, amici e colleghi di lavoro”.

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