Coronavirus e Brusaferro: ‘Dati fanno prevedere seconda ondata Covid’

L’Abruzzo azzera i contagi per la prima volta e nel Lazio si registrano 16 casi con un trend al 0,2%. E’ record dei guariti (245) e dei dimessi (218) mentre sono 13 i decessi. A Roma città il dato più basso da inizio emergenza con tre nuovi casi. Un focolaio ad Anzio è stato individuato e circoscritto.

‘Abbiamo superato la curva di picco dell’infezione, siamo nella parte di discesa e in una fase di controllo della situazione, ma richiede un’attenzione particolare nell’identificare ed isolare precocemente i casi sospetti. Questo significa sistemi di monitoraggio e capacità di risposta sanitaria ad eventuali focolai. Con la prossima settimana ci avviamo a una sfida sarà ancora più importante perché sarà liberalizzata la mobilita tra regioni e anche quella internazionale. Questo richiederà una capacità ancora più attenta di monitorare e rispondere a focolai’, affema Brusaferro in vista della ripresa degli spostamenti tra regioni e stati dell’Ue prevista per il 3 giugno: ‘Per gli scenari che immaginiamo, in autunno, una patologia come il Sars-cov-2, che è trasmessa da droplet, si può maggiormente diffondere e si può confondere con altre sintomatologie di tipo respiratorio e la famosa ipotesi della seconda ondata è collegata a questo, che, dal punto di vista tecnico scientifico è un dato obiettivo. In autunno, si diffondono le infezioni respiratorie, meno ore di sole e attività all’aperto e più la circolazione aumenta.Il virus è ancora presente e i comportamenti dei singoli sono le misure più efficaci per ridurne la circolazione. Questo è importante perché il numero di persone entrate a contatto con il virus è limitato, anche se varia da regione a regione. E le molte persone non entrate in contatto, e dunque suscettibili al virus, sono un serbatoio per la sua diffusione’.

‘L’estate può aiutarci contro l’epidemia Covid, perché i raggi ultravioletti uccidono in parte il virus. Ma, più ancora che dal sole, l’effetto è determinato dal caldo, che fa seccare prima le goccioline che emettiamo quando parliamo: cadono prima e tendono a infettare meno. Quindi è un fatto meccanico, fisico’,   spiega in tv Massimo Androni, professore ordinario di malattie Infettive dell’Università di Roma Tor Vergata.

Il direttore Scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), si dice però molto preoccupato dalla movida osservata in questi giorni. Così facendo – ha commentato – rilanciamo il virus e non c’è caldo che ci aiuti. Di fronte a queste cose il caldo non può fare nulla.

Spostamento tra Regioni, la decisione sarà presa nelle prossime ore quando saranno disponibili e pronti i dati del monitoraggio settimanale e quindi l’indice di rischio delle singole Regioni. E ovviamente non mancano i problemi.

Il primo è legato al famoso Passaporto di immunità che alcuni Presidenti di Regione vorrebbero chiedere alle persone provenienti dalla Regioni più colpite dal coronavirus. Il ministro Boccia ha fatto sapere che si tratta di uno strumento contrario alla Costituzione: ‘Rileggete l’articolo 120 della Costituzione, una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone. E poi se gli scienziati dicono che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono e basta’.

I Presidenti delle isole maggiori, Sardegna e Sicilia, non sembrano intenzionati a cedere il passo sulla certificazione scientifica che attesti l’immunità o la non contagiosità. Insomma, la questione è ancora irrisolta.

 Numeri del monitoraggio alla mano, Governo e Regioni torneranno a confrontarsi per decidere come muoversi dopo il 2 giugno. E il ministro Boccia non avrà di fronte a sé un clima propriamente sereno. Tra i governatori delle regioni non c’è una visione condivisa e gli estremi sembrano difficili da conciliare. Così come sembra difficile il dialogo con il Friuli Venezia Giulia  che ha deciso di uscire dalla sperimentazione dell’App Immuni.

Tornando alla possibilità di spostamento tra le Regioni, nella giornata di ieri, 28 maggio,  il Presidente Attilio Fontana si è sbilanciato affermando che i dati del territorio sono buoni e che con ogni probabilità i lombardi potranno circolare senza problemi dal 3 giugno. Tradotto, i numeri sulla circolazione del coronavirus non giustificherebbero la mancata apertura della Lombardia. Al momento le ipotesi possibili sarebbero 2. O si riparte tutti il prossimo 3 giugno o si ritarda tutti di una settimana. Difficile che il governo possa decidere di aprire solo parzialmente escludendo le Regioni con un indice di rischio più elevato. La sensazione è che si voglia procedere – per quanto possibile – a livello nazionale anche per non penalizzare ulteriormente in turismo, che dal mese di giugno dovrebbe ripartire. Dal prossimo 3 giugno – e difficilmente il governo farà un passo indietro su questo – chi arriva da altri Paesi Ue potrà arrivare in Italia senza dover trascorrere un periodo in quarantena.

Antonella Di Pietro

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