Coronavirus: 1.313 morti in America latina, Brasile oltre i 12mila contagi

Sono 1.313 sin qui vittime legate al contagio da nuovo coronavirus in America latina. Il Brasile, primo paese a registrare un caso di contagio nella regione, continua ad essere il piu’ colpito, con oltre 12mila contagi e oltre 553 morti. In Messico si contano 2.439 casi di contagio e 125 morti. Nel paese vige fino a fine aprile “l’emergenza sanitaria”, con forte impulso al distanziamento sociale, ma senza coprifuoco, misura a cui il governo “non crede”. In vista della crisi economica, il governo vara misure per mettere in sicurezza le fasce piu’ deboli, evita ricorso a incentivi fiscali e non crea nuovo debito. A Panama si registrano ad oggi 2.100 casi confermati e 55 decessi. Il presidente Laurentino Cortizo ordina una serrata totale, a tempo indefinito su tutto il territorio nazionale e annuncia tagli agli stipendi dei funzionari pubblici. Scattata la quarantena a Cuba, 350 casi di contagio, nove morti. Dal 31 marzo aeroporti chiusi per evitare “pericoli aggiuntivi” legati all’arrivo di stranieri. Cancellata la tradizionale sfilata del 1 maggio.

Alla Costa Rica, con 467 casi confermati e due morti, va il primato di aver registrato il primo caso in America Centrale. Chiuse le scuole, le spiagge e le frontiere fino a meta’ aprile, forze armate spiegate al confine con il Nicaragua. In Guatemala, 74 contagi e tre morti, il presidente Alejandro Giammattei ha disposto un coprifuoco dalle 16 alle 4, freni all’ingresso di stranieri e ai movimento interprovinciali fino al 12 aprile. Cancellati i voli per il rimpatrio dei migranti dagli Usa. Stato di emergenza nazionale anche nella Repubblica Dominicana, dove ad oggi si contano 1.828 contagi e 86 morti.

Le cifre ufficiali riferiscono di sei casi di contagio e un morto in Nicaragua, anche se diversi settori, tra cui la chiesa cattolica e la Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh), denunciano poca trasparenza nelle informazioni. Il virus viene certificato in El Salvador solo il 18 marzo, 78 casi, con la prima delle quattro morti il 31 marzo, ma il presidente Nayib Bukele per “evitare quello che e’ successo in Italia, Spagna e Usa”, ha disposto da subito quarantena assoluta fino al 13 aprile. In Honduras, con 305 casi e 22 morti, vige la quarantena obbligatoria a tutti i viaggiatori in arrivo dai paesi a rischio, il coprifuoco nazionale e lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale. Sale a 24 il numero di contagi ad Haiti, con 1 morto.

La Colombia – che ad oggi conta 1.579 casi di contagio, di cui almeno dieci guariti e 46 morti – entra in quarantena totale fino al 27 aprile, limite esteso fino al 30 maggio per gli ultra settantenni. Molte le misure di sussidio economico alle classi meno abbienti, restituzione alle famiglie Iva a fine marzo. Dal 17 marzo e al 30 maggio frontiere aperte solo alle merci e -previa quarantena – a colombiani e stranieri residenti. Stop a voli internazionali fino a meta’ aprile. In Venezuela, che denuncia 165 casi di contagio, si contano sette morti. Stato di “emergenza permanente” su tutto il territorio nazionale, con restrizioni piu’ severe nelle zone piu’ colpite. Censiti i primi casi di contagio “comunitario”. L’alto commissario diritti umani Onu chiede di sospendere le sanzioni a Caracas per alleviare gli effetti della crisi.

Allarme scattato anche in Bolivia – con 194 casi di contagio e 14 morti. Emergenza sanitaria e quarantena su tutto il territorio nazionale, dal 18 marzo al 31 marzo. Dal 25 marzo al 15 aprile chiusura totale delle frontiere e severe restrizioni ai movimenti interni. Stop anche alle rotte di trasporto pubblico passeggeri tra le varie province, con transito consentito solo alle merci. L’Ecuador presenta i numeri piu’ allarmati dopo quelli del Brasile: 3.747 casi e 191 morti: coprifuoco dalle 14 alle 5, isolamento domiciliare per chi arriva dai paesi a rischio. Dal 16 marzo sono chiuse le frontiere e sospesi i voli internazionali. A fronte dell’emergenza, aggravata dalle tensioni internazionali sul prezzo del petrolio, il presidente Lenin Moreno ha varato tagli da 1,4 miliardi di dollari alla spesa.

Il Brasile, dove e’ stato confermato il primo caso nella regione, si conferma ad oggi il paese piu’ colpito, con 12.056 casi confermati e almeno 553 pazienti morti. Il governo ha abbandonato le iniziali posizioni moderate chiudendo le frontiere terrestri e frenando i voli in arrivo da Asia e Ue. Querelle tra governo federale e stati sulla necessita’ di imporre o meno serrate totali. Il parlamento ha approvato la richiesta del governo di sforare i limiti di spesa del 2020. Stato di emergenza anche in Peru’, dove si conta un totale di 2.561 casi e 93 morti. Il presidente Martin Vizcarra chiude le frontiere, e impone quarantena obbligatoria a tutta la popolazione fino al 12 aprile. Rimangono possibili i “movimenti di merci e la produzione di farmaci e di beni di prima necessita’”.

In Argentina, dove il 7 marzo e’ stata registrata la prima morte per la Covid-19 in America latina, i casi confermati sono a 1.628, con 53 decessi. Quarantena su tutto il territorio nazionale fino al 14 aprile. Varato un piano da circa dieci miliardi di euro (circa due punti di pil) per sostenere produzione, lavoro e consumo: si allontana l’obiettivo del pareggio fiscale entro i prossimi tre anni, sin qui considerato una priorita’. Il coronavirus e’ emergenza anche in Cile, con 4.815 casi confermati e 37 morti. Il presidente Sebastian Pinera ha decretato lo “stato di catastrofe” per 90 giorni, affidando alle Forze armate la gestione dell’ordine pubblico. Chiuse tutte le frontiere e movimenti limitati all’interno. Rinviato a ottobre il referendum sulla riforma della Costituzione preparato in risposta alle proteste sociali di inizio anno.

Il governo uruguaiano di Luis Lacalle Pou ha chiuso le frontiere con il Brasile, eccezion fatta per i residenti nelle zone di confine e con l’Argentina. Dal 24 marzo si vietano le uscite dal paese per fini turistici. Contati sin qui 415 casi di contagio e sei morti. L’Uruguay, pur tra i pochi paesi a non aver varato serrate generali, ha deciso da aprile di chiudere “a tempo indeterminato” le scuole, e rinviato a ottobre le elezioni municipali. Il nuovo coronavirus e’ anche in Paraguay, dove si registrano 115 casi, con cinque decessi. Decretata emergenza sanitaria in tutto il paese, con coprifuoco notturno. Un 30 per cento dei posti di frontiera rimarranno aperti per il rimpatrio solo di connazionali e stranieri residenti. Scuole ed eventi pubblici chiusi per 15 giorni. Dal 13 marzo sospesi tutti i voli dall’Europa e isolamento obbligatorio per chi viene dalla zona Ue. Rinviate di un anno le elezioni municipali.

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