Conte: ‘Salvini sul Mes è delirante’

Il secondo governo Conte sta ricevendo molte critiche dall’opposizione ma anche da una parte importante della maggioranza a causa delle nuove regole in discussione in Europa per cambiare il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), il fondo incaricato di aiutare i paesi in crisi che adottano l’euro, che da oltre un anno sta subendo un complesso processo di riforma.

Il primo a criticare la riforma è stato il capo della Lega Matteo Salvini, che ne ha parlato ieri così: ‘Il “Sì” alla modifica del MES sarebbe la rovina per milioni di italiani e la fine della sovranità nazionale’. Il Movimento 5 Stelle ha reagito quasi immediatamente all’attacco di Salvini. Prima un gruppo di parlamentari ha criticato la riforma e chiesto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte di riferire sulla materia. Il capo politico Luigi Di Maio si è subito schierato con i suoi deputati e oggi ha detto al Corriere della Sera che ‘una riforma del MES che stritola l’Italia non è accettabile’.

‘Oggi abbiamo scoperto che c’è un negoziato che è da un anno in corso: il delirio collettivo sul Mes è stato suscitato dal leader dell’opposizione, lo stesso che qualche mese fa partecipava ai tavoli discutendo di Mes, perché abbiamo avuto vertici di maggioranza con i massimi esponenti della Lega, quattro incontri e ora c’è chi scopre che era al tavolo ‘a sua insaputa’,   dice il premier Giuseppe Conte a margine dell’assemblea dell’Anci ad Arezzo.

Oggi – ha detto ancora il premier – ci si meraviglia e lo stesso partito che partecipava a vertici di maggioranza sul tema scopre l’esistenza del Mes e grida allo scandalo: questo è un atteggiamento irresponsabile. Come i cittadini pretendono dal governo un atteggiamento responsabile, così io pretendo un’opposizione seria, credibile, perché difendiamo tutti gli interessi nazionali, altrimenti è un sovranismo da operetta.

Immediata la replica di Salvini. Il signor Conte – attacca in una nota – è bugiardo o smemorato. Se fosse onesto direbbe che a quei tavoli, così come a ogni dibattito pubblico, compresi quelli parlamentari, abbiamo sempre detto di no al Mes. Non è difficile da ammettere e del resto, se necessario, ci sono numerose dichiarazioni a testimonianza della contrarietà espressa da tutti i componenti della Lega, ministri compresi, su questo argomento. Cosa teme il presidente del Consiglio? Ha forse svenduto i risparmi degli italiani?.

I cittadini non si devono preoccupare, non mi risulta, ha spiegato inoltre il premier replicando a chi gli chiedeva informazioni sull’esistenza di una norma in manovra che permetterebbe agli enti locali, in particolare ai Comuni, di bloccare i conti a chi non paghi multe e altre tasse locali.

Dobbiamo superare la stagione dei tagli lineari, che ha privato i territori di risorse preziose. Lo Stato non deve più far cassa a danno dei Comuni, ha detto il premier nel suo intervento davanti ai sindaci.

Abbiamo una grave emergenza per le periferie e dobbiamo occuparcene al più presto in modo efficace. In prospettiva dobbiamo rendere strutturale il fondo periferie. Rispetteremo l’impegno in legge di bilancio per abbassare i tassi di interesse sui mutui dei Comuni, ha detto Conte. “Prevediamo di individuare, con apposito decreto del ministero dell’Economia, criteri efficaci per ridurre la spesa per i mutui a carico degli enti locali. E qui il meccanismo sarà l’accollo e la ristrutturazione degli stessi da parte dello Stato.

A fronte di una sommatoria di responsabilità che non possono essere racchiuse in previsioni normative, le risorse umane e materiali purtroppo non sono sufficienti, tanto più nei Comuni più piccoli, che soffrono strutturalmente – ormai da troppi anni – una intollerabile carenza di mezzi e di personale. Quando la spending review – ha aggiunto – non si limita a eliminare sprechi e contenere inefficienze, ma finisce per incidere sulla funzionalità dei servizi prestati alla collettività è chiaro che diventa tanto più elevato il rischio di sfibrare il tessuto sociale. E questo può alimentare sfiducia e scoramento dei cittadini nei confronti delle istituzioni, percepite sempre più distanti dai loro bisogni.

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