Conte rilancia la riforma fiscale: “Carcere per grandi evasori”

Giuseppe Conte è stato il primo presidente del Consiglio italiano ad accettare un’invito dalla Cgil, per un ‘dialogo’ con il sindacato dal palco del Teatro Apollo a Lecce. Ad accoglierlo, il leader Cgil Maurizio Landini, il ministro per gli affari Regionali Francesco Boccia e il sindaco di Lecce Carlo Salvemini e Stefano Minerva presidente della Provincia.

“Ci siamo già incontrati a palazzo Chigi svariate volte – ha ricordato Conte nel suo intervento – da quel confronto c’è stato non solo un riconoscimento del vostro ruolo sociale e istituzionale, 5 mln e rotti di iscritti significano qualcosa. Ma soprattutto, come può un decisore politico prendere decisioni senza maturarle nel confronto? Per me sarebbe impossibile, per me è impensabile maturare una decisione senza avviare un confronto. Ne faccio una questione di metodo”, col confronto “mi aiutate, ci aiutate: stare chiuso nel palazzo è una iattura per un decisore politico”.

Rispondendo a una domanda di una lavoratrice del Mercatone 1, Conte ha sottolineato che “il problema delle crisi aziendali in Italia è un problema molto serio. Hanno un tale impatto che pongono un problema di sistema”. “Il governo deve assolutamente trovare tutti gli strumenti per fronteggiare queste crisi – ha detto il premier, seduto accanto a Landini – L’interlocuzione con queste realtà è diretta. Quello che il governo deve tirar fuori è un piano industriale per l’Italia e già nella manovra stiamo cominciando a lavorare in questa direzione”.

“Gli investimenti industriali hanno bisogno di chiarezza, non possiamo permetterci segnali contraddittori. Ho incontrato spesso esponenti del mondo produttivo, quello che ci chiedono è chiarezza, e non si tratta di dirigismo economico. Noi vogliamo realizzare e perseguire un Green New Deal, pensiamo a riorientare il nostro sistema produttivo verso l’economia circolare, con progressività. Vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti un Paese più sostenibile. Come governo – ha aggiunto il presidente del Consiglio – non abbiamo la bacchetta magica, non sto dicendo questo, ma noi possiamo fare molto”.

Per il premier “il fisco ha bisogno di una riforma profonda, personalmente lo giudico iniquo e inefficiente. Quanto è stato fatto finora non è sufficiente, dobbiamo pervenire a una disciplina organica”, anche per superare uno “stato di cose che fa percepire il fisco come nemico da cui difendersi. Occorre sistemare tutta la disciplina, e quando dico questo non parlo solo di aliquote”. Per portare a termine una riforma “profonda” del fisco, quella che per Conte occorre realizzare, “serve un arco temporale più ampio, dovete darci almeno 2-3 anni”, ha spiegato alla platea.

“Le definizioni agevolate per me sono una tantum, i condoni sono serviti ad avviare una riforma ma non possono diventare parte integrante della disciplina fiscale” ha avvertito Conte. “Chi sbaglia deve pagare – ha sottolineato ancora – Siamo favorevoli anche a pene detentive per i casi di conclamata e grave evasione. Nello stesso tempo dobbiamo alleggerire la pressione fiscale”. “Non abbiamo molte risorse, però già quest’anno stiamo lavorando per dare un segnale significativo sul cuneo fiscale” dal quale si possono “reperire risorse a favore dei lavoratori”.

Poi le pensioni. “Quota 100 è una misura temporanea. E’ stata introdotta perché c’era un vulnus, una ferita da sanare, sarà riproposta e mantenuta ma non è la panacea del sistema pensionistico” ha affermato Conte, aggiungendo: “Intendiamo riproporre  Opzione Donna. Oggi il problema vero sono i giovani, bisogna pensare a loro, ai figli e ai nipoti che rischiano di non maturare un adeguato sistema pensionistico. Ecco perché ho parlato di integrare il fondo previdenziale integrativo e occorre lavorare ad una perequazione pensionistica curando chi si trova in una posizione svantaggiosa”.

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