Conte, il temporeggiatore, rimanda a settembre la resa dei conti con Grillo e con il Movimento

Giuseppe Conte, nonostante M5S sia allo sbando,  risponde frontalmente a  Beppe Grillo, senza risparmiare  l’ex sindaco Virginia Raggi. Nonostante la terribile sconfitta alle elezioni europee conferma di essere  il nuovo padrone del Movimento Cinquestelle,  smarcandosi  dal fondatore: “Il destino del Movimento non è nella mani di Grillo. È nelle mani di un’intera comunità che deciderà del suo futuro all’assemblea costituente del prossimo settembre”, queste le parole pronunciate dall’ex Presidente del Consiglio in Transatlantico con i giornalisti. “Questa riflessione – ha aggiunto Conte – è già iniziata. L’assemblea congiunta, il consiglio nazionale: hanno parlato tutti e quindi abbiamo rinviato per le decisioni a questa assemblea costituente. Di essenziale non c’è la singola persona. Di essenziale c’è la comunità che ormai è fatta da gente seria, matura, che deciderà del proprio destino”.

Poi su Grillo: lasciamogli fare le battute. E su Virginia Raggi, ex sindaco di Roma, che aveva chiesto un ritorno alle origini del Movimento: “Che significa tornare alle origini? Significa riavviare? Rewind? Il contesto politico e sociale è completamente mutato e se non lo si riesce a interpretare sei sempre più fuori”. L’ex inquilino di Palazzo Chigi ha ribadito che il futuro del Movimento, “è a sinistra e chi ha inclinazioni di destra può trarne le conseguenze”. Dichiarazione in contrasto con i dati elettorali che dimostrano un continuo travaso di consensi dai pentastellati al Partito Democratico.  Conte, in pratica,  ha segnato definitivamente la distanza dai “padri fondatori”, Grillo e Casaleggio, dimostrando  nei fatti che  il Movimento non esiste più.

La leadership di Conte è sottoposta a critiche come mai fino ad ora, anche tra i fedelissimi si aprono crepe  di riflessione. L’unico che potrebbe avere la statura e il consenso per dare via a un nuovo corso è Roberto Fico, ma l’ex presidente della Camera non sembra avere nessuna voglia di fare il frontman della contestazione interna.

Tutto è segnato dal  9 sul quale si è fermata l’asticella del consenso di una fallimentare campagna elettorale – un 9,99% che per la prima volta ha relegato i pentastellati alla cifra unica in un’elezione nazionale da dieci anni a questa parte. Il fondatore, Beppe Grillo,  alla prima occasione utile ha sfoderato una serie di battute acide nei confronti dell’avvocato senza popolo: “Non è più il momento di gridare, è l’epoca di Conte, è una persona moderata. Il Movimento che abbiamo fatto forse non c’è più, dicono che forse siamo vaporizzati, forse è la parola giusta.“Ho incontrato ieri Conte, mi ha  fatto un po’ tenerezza. Ha preso più voti Berlusconi da morto che lui da vivo. Non so con Conte come andrà a finire, deve capire che io sono essenziale”.

All’hotel Forum c’è stato un ‘incontro cordiale’ ma  la verità è che Grillo ha detto no alla modifica del tetto dei due mandati, che permetterebbe di raggranellare uno straccio di voto in più di quelli che arriverebbero per inerzia. Conte sposa la logica del prendere tempo. Rimandare tutto a settembre, per una grande convention/congresso per modificare le regole, accapigliarsi sul cavillo, sulla nota a piè di pagina. Allo scopo di far decantare le cose, smussare, sopire, e ripresentarsi all’assalto a settembre. Un compromesso potrebbe essere quello di “liberalizzare” il tetto delle candidature almeno per gli amministratori locali, consentire vasi comunicanti per cui se hai fatto due mandati lì li puoi fare anche in Parlamento, e viceversa.

Conte non ha nessuna intenzione di farsi da parte. Al di là della finta dei giorni immediatamente successivi alla sconfitta elettorale, in cui ha simulato di essere pronto a dimettersi, eccolo di nuovo in sella più saldo di prima. A fare autocritica non ci pensa nemmeno, visto che c’è chi gli va ancora dietro e continua a dire che è bravissimo e che non c’è alternativa a lui.

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