The leader of Italia Viva (Italy Alive) Matteo Renzi after meeting the president of the Chamber of Deputies Roberto Fico, who had an exploratory assignment for the formation of a new government after the resignation of Prime Minister Giuseppe Conte, Rome,30 January 2021. ANSA/ROBERTO MONALDO/LAPRESSE /POOL?

Conte e Movimento 5 Stelle tra Virginia Raggi e legge elettorale

Proprio mentre era impegnato con Letta, Conte ha ricevuto notizia dell’ennesima defezione tra i 5Stelle. Il deputato Giorgio Trizzino è passato al gruppo Misto.

Tra M5S e PD, a parte questo,  ci sono alcuni punti da chiarire a partire dalla  legge elettorale. Letta si è dichiarato pro-Mattarellum. Conte sta nella trincea del proporzionale scavata assieme a Zingaretti. E lì deve stare in attesa di nuove disposizioni da parte del MoVimento. L’altra questione dirimente è Roma e Virginia Raggi. Il Pd non ne vuol sentire parlare. Ma la Raggi  parla di un lusinghiero 26 per cento nei sondaggi che ha ringalluzzito Beppe Grillo, già accorso a sostenerne la ricandidatura. La partita amministrativa della Capitale, ben più che nelle altre importanti città al voto, ha per Letta valore basilare. Accettare la Raggi significa rinunciare a ricucire con Carlo Calenda e quindi con il campo più riformista della sinistra. Ma neanche Conte può rinunciare a cuor leggero ad un sindaco uscente.

A parte Raggi altre grane attendono Conte. A cominciare dalla piattaforma Rousseau. Casaleggio Jr. reclama il pagamento delle mensilità arretrate (circa 450mila euro) dei parlamentari. Per questo ne ha bloccato le attività, cioè la vita stessa del MoVimento.  Conte spera  ‘di comporre amichevolmente il tutto:  ‘Non vedo perché oggi si debba decidere di non usarlo più, ci sono ruoli e pretese da chiarire’. Conte continua a lavorare a a un progetto per rilanciare il Movimento,   di cui parlerà  ‘quando sarà pronto’.

L’insediamento del governo Draghi ha rappresentato un momento di crisi per il Movimento 5 Stelle, costretto a cedere sulla volontà di creare un governo Conte-ter. A minare la stabilità interna anche l’addio di Alessandro Di Battista e l’espulsione dei parlamentari che non hanno votato la fiducia al governo Draghi. In una fase così delicata, l’impressione è che solo Giuseppe Conte possa aiutare il partito a recuperare compattezza e approvazione.

Secondo una rilevazione di EMG Different, Conte come leader farebbe guadagnare 4,6 punti percentuali al M5S, che passerebbe dal 17,2% al 21,8% nei sondaggi nazionali. Il consenso proverrebbe in larga parte dal Partito Democratico, che perderebbe più del 3% e diventerebbe il quarto partito in Italia dopo Lega, M5S e Fratelli d’Italia.

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