Governo. Bersani lascia. Scende in campo Napolitano

L’incarico esplorativo di Pier Luigi Bersani per trovare i numeri per formare un nuovo governo è finito. Il segretario del Pd dopo il no del M5S e la sua chiusura ad un governo di coalizione con il Pdl è stato bocciato dal presidente della Repubblica. Ora la palla passa a Giorgio Napolitano che continuerà a sondare le forze politiche in cerca di una maggioranza solida per formare un esecutivo.

Consultazioni ultimate, Bersani: “Ho sentito tutti i partiti e ho il quadro generale della situazione, entro sera mi recherò al Quirinale.” Queste le dichiarazioni del segratario del Pd, subito dopo le ultime consultazioni di questa mattina. Bersani ha chiesto ai giornalisti di non fare domande: “Per una volta non fate domande”.

Non ci sono più spiragli, le trattative tra Pdl e Pd sono chiuse. “Sulle nostre condizioni non trattiamo. Vogliono il nostro sostegno, ma questi signori non si sono degnati nemmeno di chiamarmi di persona”. Questo lo sfogo di Berlusconi dopo le ultime consultazioni. Al telefono  con Alfano, Verdini, Lupi, Schifani e gli altri, riuniti in via dell’Umiltà, la sede del partito, il Cavaliere ribadisce. “Bersani vuole Palazzo Chigi? Mandi me o Gianni Letta al Quirinale, il resto non ci interessa”.

E’ il giorno della verità per Pier Luigi Bersani, anche se di fatto le consultazioni di ieri si sono rivelate un flop per il leader del Pd.  Oggi i partiti forniranno le proprie risposte conclusive. In particolare il segretario del Partito Democratico aspetta il via libera di Silvio Berlusconi a far nascere  il governo. Punta dunque ad un accordo con il Pdl, e per raggiungerlo tratterà anche con  il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Al centro della questione ci sono sono le garanzie per l’elezione del nuovo capo dello Stato con il Pdl che, a quanto si apprende, chiede una rosa di nomi riconducibili all’area di centrodestra e il leader Pd non disposto ad andare oltre le garanzie su un nome condiviso. Tra stasera e domattina Bersani salirà quindi al Quirinale. In bilico il Cavaliere, che  dovrà decidere se ascoltare l’ala trattativista del Pdl, guidata da Angelino Alfano e Maurizio Lupi, o quelli che lo pressano affinché non si fidi del Pd. Dal canto suo, gli ambasciatori del Pd si impegnano ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica “con una comune garanzia – come ha detto anche pubblicamente il leader Pd – su figure che ottengano i voti dei due terzi del Parlamento e non siano di parte”. Impegni troppi generici per il Pdl che invece chiede al Pd una rosa di nomi da valutare, ma rappresentanti dell’area di centrodestra.

Tra i nomi più quotati sul fronte del centrosinistra, quelli di Franco Marini e di Giuliano Amato. Si tratta di  personalità scelte per cercare di convincere Berlusconi. Se il cuore della questione è il Colle, è vero che, come ha spiegato Bersani in alcune consultazioni di oggi, la ‘convenzione’ per le riforme, guidata dal Pdl, ha aiutato “il disgelo” con il centrodestra e con i montiani. Ma non con il M5S, dal cui incontro il premier incaricato ha definitivamente capito che non potrà avere un via libera, salvo poche defezioni.

Spread in picchiata, sfiora i  360 punti. Sfiora i 360 punti base lo spread tra Btp e Bund, segna ora 353,9 punti, oltre i 350 di ieri e in rialzo rispetto all’avvio di poco fa. Il tasso di rendimento è pari a 4,79%.

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