Considerazioni su ‘L’aria’ andato in scena al Teatro Porta Portese di Roma

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Barbara Lalle e Roberto Staglianò, le note su ‘L’aria’ andato in scena al Teatro Porta Portese di Roma.

‘L’aria’ è uno spettacolo scritto e interpretato da Pierfrancesco Nacca, con la regia di Giulia Paoletti e con gli attori Alessandro Calamunci Manitta, Andrea Colangelo e Gabriele Sorrentino. E’ andato in scena mercoledì 6 e giovedì 7 dicembre al Teatro Porta Portese di Roma.

Quello che viene rappresentato non è il racconto descrittivo di un luogo buio, ma una curiosità, una ricerca sui codici di linguaggio dei detenuti, le modalità in cui loro conducono la vita in cella in quegli spazi ristretti da condividere con altri sconosciuti, i meccanismi, le regole, gli orari, la famosa ora d’aria e di libertà.  ‘Un’ora sola per sentirsi liberi, per respirare aria pulita, un’ora sola per guardare il cielo’. Storie umane di vita vissuta e non la descrizione di ciò che gira intorno a reati e malavita   Insieme a tutto questo c’è la denuncia del sovraffollamento delle carceri, delle precarie condizioni igieniche e della dignità umana spesso cancellata. E soprattutto la dedica e il ricordo finale, sincero e corale di tutte le vittime degli abusi di potere da parte dello Stato: da Stefano Cucchi, a Michele Uva, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva e tutti gli altri che non hanno ricevuto l’attenzione mediatica e la visibilità della cronaca, ma sono ugualmente morti in circostanze simili Un pamphlet lasciato su ogni poltrona rossa recita: ‘La libertà personale, così come ogni altro diritto di libertà, è un diritto naturale dell’uomo che l’ordinamento si limita a riconoscere, non essendo una sua concessione. Essa si sostanzia nel diritto a non subire imposizioni tanto da altri soggetti che dalla pubblica autorità, sia in una dimensione fisica che morale’. Sono parole istituzionalmente codificate che fa bene ricordare e non smettere mai di diffonderle proprio come semi di conoscenza costituzionale  Il sipario è chiuso dai panni appesi ad un filo e si apre così, semplicemente levando le mollette una ad una. In una interpretazione soggettiva rappresentano i ‘panni sporchi’ che vengono idealmente puliti e asciugati dall’aria del carcere. In una scena iniziale di ordinaria quotidianità Bijoux canta Cu’mme mentre rassetta, fuma. L’aria vuole essere proprio questo, tanti frammenti di vita dentro, quella di Mario, Nicola, Carmine e Rosario. Il racconto teatrale è scorrevole, fluido.

Ci si avvale di una scenografia realistica, della capacità di creare suggestioni emotive con il ritmo dei passi, movimenti scenici, musiche e luci che si accendono e si spengono come quelle delle lampadine e ci ricordano che fuori c’è il giorno e la notte, fuori qualcuno cammina, si muove, dorme, beve il caffè, lotta per la sopravvivenza e per difendere il suo spazio. Qualcuno vive, qualcuno sopravvive. C’è chi esce e ha scontato la pena, chi rimane perché la sua redenzione non è ancora terminata e c’è chi muore nella stanza degli orrori perché è vittima di abusi. Fuori è esattamente uguale come per chi sta dentro. L’unica differenza sono i metri quadri di una cella che costringono Mario, Nicola, Carmine e Rosario ad una convivenza coatta, a respirare la stessa aria rievocando ciò che hanno perso e che alla fine li rende più simili e vicini.

Foto: Tullia Di Nardo

Barbara Lalle e Roberto Staglianò

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