Considerazioni di Barbara Lalle su ‘Mozart, il sogno di un clown’ in scena al Teatro India di Roma, fino al 21 gennaio

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Barbara Lalle una recensione sullo spettacolo ‘Mozart, il sogno di un clown’, in scena fino al 21 gennaio al Teatro India di Roma.

 

 

Ancora in scena fino al 21 Gennaio, al Teatro India di Roma, Mozart, il sogno di un clown, pièce che ripercorre le vicende di questo dono che l’umanità ha ricevuto, primo artista povero e libero.

Un arguto testo scritto e recitato da Giuseppe Cederna che ci racconta di come vive, di come ride e di come muore un genio perché, come recita il testo, ‘per comprendere una figura del passato, bisogna comprendere sé stessi’. La figura che viene delineata è sorprendente, fuori dal comune, miracolosa. E al contempo misteriosa, anche e soprattutto a sé stessa. Il testo è una ricerca di indizi per capire questa personalità. Uno spettro autistico quasi le si delinea intorno: la relazione con Sè e con l’Altro sono rovinosi scogli. La musica, il porto  La regia di Ruggero Cara e Elisabeth Boeke ci fa viaggiare con l’illustre e eterno artista austriaco, attraverso le strade impervie di una Europa di corti e saloni. Non si sente il rumore delle ruote e dei cavalli.

La musica che esce dal pianoforte sotto le dita del Maestro Sandro D’Onofrio, è di  W. A. Mozart. Di chi altrimenti. Ed è sempre un portento  La narrazione procede equilibratamente parallela tra la figura di un attore di strada che ha superato un provino per la parte di Mozart per lo spettacolo ‘Amadeus’ testo teatrale di Peter Shaffer da cui fu tratto per l’appunto l’omonimo film di Milos Formane, e l’enfant prodige più famoso di tutti i tempi. Il perché di questa scelta ce lo dice Cederna stesso nel testo: ‘Perchè solo i clown ed i geni possono fare quel che vogliono, compreso sbirciare sotto le gonne e scorreggiare. Un genio vestito da clown può fare tutto…quello che c’è scritto sul copione’. Ed il copione parla di amori, di malattie, di ribellioni al volere paterno, di neve, freddo, di umorismo fecale, fango, dissesti economici, massoneria, mobili pignorati, soste e reumatismi del Dio dei Compositori. E di  Piazza Navona, cerchi magici, di debutti, di risate equine e di piccoli oggetti di scena del Clown. Mozart con le sue note parla un suo linguaggio intraducibile con parole, il clown parla con i suoi minimi gesti, scelti ed eseguiti con precisione  Non c’è spazio per forzate scelte contemporanee. I costumi di Alexandra Toesca seguono l’estetica dell’epoca: scarpe con tacco, fibbie e parrucche. Così anche le scene di Francesca Sforza: il pianoforte, un divano che funge anche da carrozza, uno specchio e poco altro.

Tutto il necessario per creare un lavoro di cui può fruire un amante di teatro, un melomane, mia figlia di sette anni, la mia amica psicoterapeuta e suo figlio di 13 anni  Eravamo presenti al quinto giorno della rappresentazione, dalla platea quasi piena riconoscenti applausi a fine spettacolo. Presente nelle prime file il regista e attore Nanni Moretti   Momenti di Mozart assoluto, di solo Mozart.

Barbara Lalle

 

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