Congo. Scandalo aiuti umanitari: beni di prima necessità finiscono nei mercati per essere venduti

Non è la prima volta che capita. In tanti paesi, soprattutto africani, dove milioni di persone lottano ogni giorno per sopravvivere, le multinazionali della finta solidarietà continuano a fare affari da capo giro. Questa volta, e probabilmente non sarà l’unica, perché sembra un film già visto, aiuti che invece di finire nelle case di tantissime famiglie povere finiscono sui banconi dei mercati in bella mostra pronti per essere venduti. Questi scatolini (vedi foto) non dovrebbero essere in Congo e tanto meno dovrebbero essere in vendita. La struttura britannica Samaritane’s Purse, con l’operazione Christmas Child, non dice nel suo sito di essere in Congo e soprattutto chiede denaro a tutto il mondo per rendere felici i bambini. Ma a sorridere sono i conti in banca di chissà chi. Come mai, chiediamo noi, questi oggetti sono in Congo, nelle via di Kinshasa e per di più destinati ad essere venduti?

Inizieremo a capire, con una inchiesta precisa, ma nel frattempo ci piacerebbe che gli inglesi ci dessero qualche spiegazione.

NB

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