Il governo tira un sospiro di sollievo al termine della grande tornata l’elettorale ai tempi del Covid. .Alla fine la sfida con il centrosinistra alle Regionali termina 3 a 3, un pareggio che ridimensiona le ambizioni del Capitano leghista. E, a dare ulteriore vigore a Palazzo Chigi, il referendum sul taglio del numero dei parlamentari si chiude con la schiacciante vittoria del Sì (69,6%).
Il governo M5S-Pd esce così rinforzato dall’appuntamento elettorale che ha visto gli italiani chiamati alle urne anche in 962 comuni per scegliere il sindaco e in due collegi uninominali del Senato per le suppletive. Superiore alle attese : la voglia di votare ha prevalso sulla paura dei contagi, per il referendum si è recato ai seggi il 53,84% degli elettori, ancora più alta la partecipazione alle Regionali (57,21%) e alle amministrative (66,19%).
Il risultato delle Regionali vale come una vittoria per il Pd di Zingaretti e al tempo stesso celebra affermazioni ampie per i governatori uscenti che si sono ricandidati in entrambi gli schieramenti.
Per Conte questa maggioranza, questo esecutivo, è un cantiere sempre aperto. Il presidente del Consiglio si è dato come etichetta quella di non commentare prima che i partiti abbiano compiuto le loro riflessioni.
Nessun accenno al rimpasto, termine non amato dai cittadini e che comunque in questo momento interessa poco a Zingaretti, certo meno del Mes, il vero ‘credito’ da riscuotere dopo l’election-day. ‘Decide Conte’, afferma Zingaretti circa possibili cambi di ministri. E di certo sembra più lontana la prospettiva di entrare lui in persona al governo, magari al Viminale. Non è all’ordine del giorno. Sul Mes, invece, è il Pd ora a voler dare davvero le carte. Ce n’è la possibilità perché M5s è oggettivamente più debole.
In ogni caso, già da oggi il premier dirà la sua sul voto: essendo atteso al Copasir per la spinosa questione della proroga dei vertici del Servizi.
Restando lontano dalle lusinghe del partito personale, scenario che ha senso solo dopo la tappa cruciale dell’elezione del capo dello Stato a gennaio 2022, Conte svolgerà un lavoro puramente politico per la nascita dell’alleanza strutturale. Una sorta di amalgama in aiuto di Zingaretti e Di Maio.
Il vero amalgama sarà l’azione di governo. In particolare, l’efficacia che si dimostrerà nel contenimento di eventuali ‘nuove ondate’ e, soprattutto, l’utilizzo appropriato ed efficace dei fondi del Recovery plan europeo. Ieri l’unica immagine che Conte ha voluto dare di sé è quella del premier tutto intento a studiare il dossier-Recovery a Palazzo Chigi, senza distrazioni. Da lì si riparte e su questo punto si gioca tutto.
Nell’altro colloquio importante di giornata, quello con Luigi Di Maio, il punto comune riguarda la transizione del M5s. Che deve essere, parere di entrambi, più veloce. Prima si assesta il Movimento prima finiscono le fibrillazioni. Il tentativo è quello di evitare spaccature, ma sarà difficile. Conte ne è consapevole e ha incoraggiato il ministro degli Esteri a procedere comunque, perché scampato questo pericolo elettorale potrebbero arrivarne altri, peggiori, legati all’immobilismo.
Conte si limita a esprimere con una nota ufficiale la ‘piena soddisfazione per il regolare svolgimento della tornata elettorale’ e per ‘i dati sull’affluenza’. Gli italiani – dice il premier – hanno offerto una grande testimonianza di partecipazione democratica.
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