Con il sen(n)o di poi

In scena al Teatro Vascello di Roma fino all’11 febbraio 2026, il Sen(n)o, di Monica Dolan, con Lucia Mascino per la regia di Serena Sinigaglia, produzione Centro d’Arte contemporanea Teatro Carcano.

Un monologo potente e sfidante, che interroga su temi profondamente attuali.

Il pubblico entra in sala e viene catturato dalla scenografia essenziale, curata da Maria Spazzi, intensamente significante: un grande tronco d’albero secco, ramificato, deposto orizzontalmente, su una diagonale del palcoscenico. Buio. Luce. Entra in scena Tessa, interpretata da una intensa e mai banale Lucia Mascino; di lei sentiamo solo il respiro affannoso e vediamo i passi nervosi che attraversano lo spazio scenico. Arrivano le parole, che rivelano tensione e smarrimento. Visibilmente agitata, ha alcuni fogli in mano che potrebbero contenere appunti, li osserva distrattamente e inizia a rivolgersi al pubblico. Poco per volta la vicenda si svela in tutta la sua drammaticità. La psicoterapeuta Tessa ha avuto in cura Karen, una madre che ha accompagnato la figlia di 8 anni ad ingrandire il seno in Brasile, innescando una serie di sfortunati e prevedibili eventi. In un mondo dove l’identità femminile è costantemente manipolata e distorta da modelli sessualizzati e standard imposti, Tessa deve dare un giudizio sulla vicenda. Il racconto si focalizza sulla personalità di Karen che, per eccesso di amore verso la figlia, tipico nelle famiglie monogenitoriali, ha voluto accontentarla nel suo desiderio, per assurdo che fosse. Lilly è una bambina assorbita dalle immagini prevalentemente pornografiche che i media trasmettono attraverso tanti canali e che procurano desideri prematuri tanto da renderla precoce nelle manifestazioni con il prossimo. Il seno è uno degli aspetti cardini che investe l’esposizione del corpo umano a immagini dove la donna, oltre che essere oggetto di desiderio, è anche un modello che spinge all’emulazione ragazze sempre più giovani.

L’opera prima dell’attrice britannica Monica Dolan viene rappresentata per la prima volta in Italia ed è un testo necessario che induce a interrogarsi sul presente e sul futuro della società in cui viviamo, sul mondo sempre più superficiale ed estetizzato, dove i colpevoli sono spesso anche vittime.

L’interpretazione è impeccabile, ricca di sfumature, capace di coinvolgere in una narrazione dall’epilogo tragico, senza togliere una dose di ironia che a tratti ci strappa una risata. Lucia Mascino, attrice dalla carriera trasversale tra cinema, teatro e televisione, porta sul palco una prova d’attrice intensa e incisiva. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Anna Magnani 2018 e il Premio Flaiano per il teatro nel 2023. Accanto a lei, la regia di Serena Sinigaglia, che ha saputo dirigerla magistralmente, amplificando le potenzialità espressive dell’attrice. Serena Sinigaglia, tra le più affermate e versatili registe del panorama italiano, ha una lunga esperienza di conduzione degli attori e nella messa in scena di testi contemporanei e classici è assistita nella regia da Michele Iaculano.

La Dramaturg e traduttrice dell’opera, Monica Capuani, restituisce nella nostra lingua, la forza innata nel testo, con un linguaggio chiaro e a tratti straniante. Le luci e i suoni sono a cura di Roberta Faiolo e i costumi, un elegante completo grigio, di Stefania Cempini.

Uno spettacolo da non perdere, che ha già catturato il pubblico di numerose città italiane, al quale auguriamo lunga vita e il successo dovuto.

Angela Giassi

Circa Barbara Lalle

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