Cina: monaci tibetani arrestati. Esposti con cartelli al collo

Le forze dell’ ordine cinese, dopo aver arrestato monaci tibetani, li espongono con cartelli al collo con su scritto il loro nome e il crimine di cui sono accusati.  La testimonianza, viene da alcune fotografie diffuse oggi dall’organizzazione Free Tibet, scattate nelle prefetture autonome tibetane di Kandze e di Ngaba (Aba). I documenti sono stati resi noti dal sito di opposizione Boxun.com.
Le prefetture di Kandze e Ngaba, nella provincia di Sichuan, sono state testimoni negli ultimi mesi del gesto disperato di numerosi monaci e monache tibetani, che si sono dati fuoco per denunciare la repressione di cui sono vittime. Una delle fotografie emerse oggi ritrae dei poliziotti delle forze speciali anti-sommossa che spingono i monaci fuori da un edificio tenendoli per la nuca, testa bassa e cartello al collo. Uno di loro, Lobsang Zopa, ha il suo nome scritto in cinese (Luorang Zuoba) sul cartello, insieme all’accusa “separatista”, capo di incriminazione che può portare al carcere a vita.

Un’altra fotografia mostra i poliziotti che, in coppia, sollevano per le braccia dei civili a cui fanno abbassare la testa, mentre una terza mostra dei tibetani inginocchiati, cartello al collo, con i loro nomi, sempre scritti in cinese, affiancati dall’accusa “separatista” o “raduno per attaccare le istituzioni dello Stato”. Una quarta fotografia mostra un autocarro su cui i monaci vengono tenuti con la testa rivolta verso l’esterno e i cartelli ben visibili.

Fino agli anni ’80 era consuetudine in Cina esporre alla folla i condannati: si trattava di condannati a morte, il cui nome era sbarrato con una croce.

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