Non accenna a placarsi lo scontro, non solo verbale ma ora anche giudiziario, tra Gabriele Rubini, in arte Chef Rubio, e il giornalista David Parenzo. Nell’udienza tenutasi a Roma, il cuoco e attivista di sinistra ha scelto la linea della protervia, rivendicando punto su punto gli insulti che lo hanno portato alla sbarra per diffamazione aggravata dall’odio razziale.
Tutto nasce da un tweet infuocato del 12 ottobre 2023, a pochi giorni dal massacro compiuto da Hamas. In quell’occasione, Rubio aveva definito Parenzo un “suprematista odiatore antimusulmano”, accusandolo di diffondere fake news (nello specifico sulla decapitazione di bambini nei kibbutz) per “giustificare il genocidio” e sostenere il “terrorismo ebraico”.
Davanti al PM Stefano Opilio, Rubini non sono non ha ritrattato, ma ha rivendicato le sue frasi. Si è così trincerato il diritto di critica politica: «Se ritengo che quanto scritto da Parenzo nutra la propaganda sionista, sono libero di rispondere», ha dichiarato in aula. Secondo la difesa, il termine “suprematista” non sarebbe un’offesa gratuita ma una descrizione politica basata sulle posizioni espresse dal giornalista nelle sue trasmissioni radiofoniche e sui social. «Lo penso e lo confermo», ha ribadito Rubio, lamentando addirittura l’assenza di un vero scambio dialettico con la controparte. Come riportano le cronache, per i suoi interventi incendiari e antisemiti, Chef Rubio è già stato condannato.
Per conoscere l’esito di questo scontro legale bisognerà attendere ancora qualche mese: il giudice ha infatti aggiornato il processo a ottobre 2026, quando è prevista la discussione finale e, verosimilmente, la sentenza che stabilirà il confine tra libertà di espressione e incitamento all’odio.
ProgettoItaliaNews Piccoli dettagli, grandi notizie.