Holding signs reading in Catalan 'freedom', people gather to protest against the National Court's decision to imprison civil society leaders without bail, in Barcelona, Spain, Tuesday, Oct. 17, 2017. Protesters were gathering for a fresh round of demonstrations in Barcelona Tuesday to demand the release of two leaders of Catalonia's pro-independence movement who were jailed in a sedition probe. (ANSA/AP Photo/Emilio Morenatti) [CopyrightNotice: Emilio Morenatti]

Catalogna si ferma contro arresti. In migliaia in piazza in diverse città

A due giorni dallo scadere dell’ultimatum di Madrid, una marea umana si è di nuovo riversata in piazza ieri a Barcellona e nelle altre città catalane per denunciare l’arresto dei due dirigenti della società civile Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, decisa da una giudice spagnola che li accusa di ‘sedizione’, ed esigere la loro liberazione. A Barcellona c’erano almeno 200mila persone, secondo le stime della polizia urbana. Decine di migliaia nel resto della Catalogna. L’arresto dei presidenti di Anc e Omnium, le organizzazioni che hanno firmato le manifestazioni oceaniche per l’indipendenza della festa nazionale della Diada negli ultimi cinque anni, ha suscitato dure reazioni. La notizia del loro fermo aveva provocato  ‘caceroladas’ di protesta in tutta la Catalogna. Il presidente Carles Puigdemont ha detto che in Spagna ci sono di nuovo detenuti politici e il Govern ha denunciato una vergogna democratica.

Tutto lo schieramento indipendentista è insorto, condannando un ritorno alle pratiche del franchismo. ‘La Spagna è la nuova Turchia’, ha accusato il repubblicano Gabriel Rufian. ‘La Spagna non è una democrazia’, gli ha fatto eco il capogruppo della coalizione di Puigdemont Luis Corominas. La Cup, l’ala sinistra e più intransigente del fronte secessionista, ha proposto uno sciopero generale.

Non sono detenuti politici, sono politici detenuti,  ha detto il ministro della Giustizia spagnolo Rafael Català respingendo le accuse. Mentre il prefetto in Catalogna Enric Millo ha aggiunto che sono indagati non per le loro idee ma per le loro azioni. Senza però convincere il popolo indipendentista.

Centinaia di migliaia di persone hanno poi risposto all’appello di Anc e Omnium, riempendo nella notte, candele accese in mano, le piazze di Barcellona, Girona, Reus, Tarragona, Figueres, e tante altre. I ‘due Jordi’ sono i primi politici indipendentisti finiti in manette. Ma nessuno in Catalogna è pronto a scommettere siano gli ultimi. La procura spagnola e esponenti del Pp del premier Mariano Rajoy hanno già minacciato di arresto lo stesso presidente Carles Puigdemont. E domani scade l’ultimatum di Rajoy: il ‘President’ deve smentire di avere dichiarato l’indipendenza, o scatterà l’articolo 155 della Costituzione, che consentirà a Madrid di prendere il controllo delle competenze del ‘Govern’, destituire presidente e ministri, e convocare elezioni anticipate. Scatenando un probabile sollevamento.

In realtà è molto viva una diversa problematica con venti imprese all’ora che  negli ultimi giorni stanno chiedendo una variazione di domicilio dalla Catalogna ad altre regioni della Spagna. E secondo ‘El Mundo’, tra il 2 e il 16, sono bene 700 le società che hanno già trasferito la propria sede. Il ritmo era aumentato nei momenti di maggiore tensione per diminuire in realtà da quando Puigdemont non ha confermato la dichiarazione di indipendenza e il governo di Mariano Rajoy ha assicurato che non lo permetterà.

La ‘grande fuga’, in tutti i settori, è iniziata con le banche e con alcune delle maggiori società della regione, come CaixaBank, Banco Sabadell, Gas Natural. Ma questo è stato solo l’inizio, perché a cascata anche le aziende più piccole hanno iniziato a fare la stessa cosa. Ma il problema non è solo questo perché dati economici che riguardano l’ultimo trimestre dell’anno mostrano che l’ottimismo delle imprese del Paese ha perso la sua spinta. E le conseguenze di questa instabilità già si vedono nel fatto che tra giugno e settembre è diminuito il numero delle neoaziende in Catalogna mentre il numero delle società create a Madrid è aumentato.

Il mercato immobiliare, in ripresa dopo alcuni anni di stand by, sta subendo una nuova battuta d’arresto. Gli investitori, specialmente quelli internazionali, non capiscono cosa stia succedendo e di fronte ai dubbi preferiscono rimanere cauti, a tal punto da sospendere diverse operazioni già avviate.

A risentirne è anche il turismo. L’instabilità politica, secondo ‘elPeriodico’, ha fatto sì che negli ultimi 15 giorni si è registrato un calo del 15% e le conseguenze per il futuro rischiano di essere ben peggiori. Exceltur, che rappresenta le maggiori aziende del settore, parla di un impatto da 1.197 milioni di euro con un calo del 20% nella migliore delle ipotesi. L’attuale situazione in Catalogna, che sta già colpendo la domanda, potrebbe sottrarre un punto alla crescita del turismo in Spagna, dal 4,1% al 3,1% per il 2017. Con effetti molto negativi sull’occupazione (405.000 persone in totale) e su altri settori interessati dagli effetti della principale attività economica nella regione, visto che gli investimenti commerciali hanno già subito una grande frenata.

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