Catalogna e lo spettro della guerra civile

Il rischio di una guerra civile in Catalogna non è da escludere, di fronte agli eventi che si susseguono di ora in ora. Dopo la dichiarazione d’indipendenza e il commissariamento di Barcellona, sono molti a interrogarsi sul futuro della Spagna, stretta da mesi in una morsa inedita. C’è chi agita lo spettro di una lotta armata e chi invece spera in una tregua. Una situazione da guerra civile, insomma, è immaginabile?

Non penso proprio lo sia, dice all’AdnKronos Enzo Moavero Milanesi, già ministro per gli Affari Europei e ora direttore della School of Law dell’Università Luiss: ‘Spero si tratti soltanto di ragionamenti estremi. Mi spaventa già il solo fatto che si evochi in astratto una simile tragica possibilità. Sarebbe terribile e non va dimenticato che la Spagna, e in particolare la Catalogna, hanno vissuto, 80 anni fa, una vera guerra civile, cruenta e sanguinosa’.

 La situazione attuale è differente, ma purtroppo, presenta svariate ombre. Il conflitto, finora contenuto, tra il governo centrale e la ribelle Catalogna, potrebbe sfuggire di mano e improvvisamente esplodere in una rivolta armata. Un’ipotesi inimmaginabile in uno Stato civile come la Spagna, ma che in un clima arroventato come quello attuale, non va neanche scartata.

 La  Catalogna si è sempre considerata una sorta di nazione all’interno della Spagna, con una sua identità culturale dalle profonde radici storiche, una sua lingua e con una tradizione consolidata di forte autonomia amministrativa, riconosciuta dall’odierno quadro costituzionale spagnolo. Questi elementi rendono piuttosto peculiare il caso catalano e  relativizzino il rischio emulativo per l’Europa che molti commentatori hanno sottolineato, ricollegandolo alla questione delle cosiddette ‘piccole patrie’, dei nazionalismi regionali.

 Non v’è dubbio che, dal punto di vista dell’ordine costituzionale della Spagna, il governo centrale agisca, legittimamente, a difesa dell’unità del Paese; un’azione di sua esclusiva competenza, come esplicitamente prescritto anche dal Trattato UE.

Adesso si sfiora il conflitto fisico e lo si è visto il giorno del referendum. Malgrado le posizioni radicalizzate di entrambe le parti, non è da escludere uno scenario più roseo. Fino a qualche settimana fa, prima del contestato referendum, si poteva costruire un punto di incontro, magari, sulla base di uno statuto di autonomia più avanzato,  riflette Moavero Milanesi,  ma oggi, all’evidenza, questa via è diventata estremamente impervia. Penso, però, che sia l’unica tuttora potenzialmente risolutiva.

Intanto, il governo Rajoy ha indetto nuove elezioni in Catalogna per il prossimo 21 dicembre che potrebbero essere boicottate dagli indipendentisti, essendo indette dal governo centrale spagnolo. In effetti, ed è preoccupante rendersi conto  che, di fronte ad aspirazioni ben note nella storia, come l’indipendenza e l’autodeterminazione, le stesse democrazie moderne possano trovarsi in ambasce. Che si tratti di Stati federali o centralistici, democrazie o regimi totalitari, la questione dell’integrità territoriale tocca corde ancestrali, resta sensibilissima e di ardua soluzione.

Ciò che conta davvero è non chiudere mai la porta al dialogo.

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