Cassandra senza tempo dentro alla maledizione della verità

Tutto è pronto per l’inizio dello spettacolo. Le luci si abbassano, le voci delle persone in sala pian piano si spengono. Tutto è pronto al Teatro Diamante per la Guerra svelata di Cassandra, di Salvatore Ventura, in scena dal 27 al 30 Novembre all’interno della stagione teatrale 2025/26.

Il palcoscenico è occupato dalla potenza fisica ed emozionale di Gaia Aprea, la nostra Cassandra per stasera. La Cassandra davanti alla quale ci troviamo non è però solo la profetessa studiata tra i banchi di scuola, la sacerdotessa di Apollo figlia di Priamo e concubina di Agamennone. La profetessa inascoltata diviene creatura dell’oggi, donna che svela la verità e con essa l’ipocrisia del presente. Al centro non vi è solamente la profezia sul funesto destino di Troia, ma anche luoghi che conosciamo meglio, meno omerici ma ugualmente tragici, sfondo di guerre in cui, proprio come nelle battaglie epiche, si combatte per timè. Gaia Aprea parla di Kiev, di Gaza di città che non esistono più. Cassandra ritornata tra i vivi vuole farsi monito per evitare i nostri silenzi davanti a questi drammi. Ammonisce il pubblico sin dal principio, il passato e il presente non esistono, ieri è oggi, madido degli errori di sempre. Questa donna diventa quindi ghennaia, aggettivo usato nei poemi omerici per descrivere gli eroi in battaglia. Dietro la protagonista giocano inoltre un ruolo importante le immagini che scorrono su uno schermo improvvisato con un drappo bianco.

Immagini di distruzione, di morte, sempre uguali. Un lato del palco è occupato da una bara bianca, presente, ingombrante, impietosa, condanna e rifugio, come si vedrà alla fine. Musiche, parole e contributi video si fondono e fanno dello spettacolo un rito quasi totale, un’esperienza immersiva. Le bugie sono un atto di fede. Le bugie sono la cosa più vicina alla verità. La bugia è una cura? Queste parole risuonano sul palco e dentro di noi. Dove finisce la verità e inizia la bugia? Cosa conta di più nel nostro mondo, in questo regno della noncuranza come lo descrive la profetessa. Un mondo in cui chi dice la verità è condannato a rimanere solo.

Ancora una volta scorrono immagini di bambini e uomini a cui è stato strappato il proprio territorio, le proprie case in queste guerre delle quali gli unici artefici sono gli uomini stessi. Guerre inutili che nascono sempre da una bugia, come quella di Troia. Guerre giuste perché le hanno volute gli uomini, afferma

Cassandra. Allora dentro ogni spettatore sorge spontanea una domanda: “la Storia forse, come diceva il poeta innamorato di Mosca, non è magistra di niente che ci riguardi”.

Il testo svela le “motivazioni tutte maschili” della guerra — potere, dominio, violenza — e la costruzione mediatica/politica del conflitto come attogiustificabile. La guerra è svelata, la guerra, da sempre si basa su una bugia, da Troia fino a noi. La colpa non è di Elena, Elena è lontana e Priamo lo sa, ma mente, per giustificare una violenza. Anche Cassandra lo sa, ma al banchetto degli uomini, se prova a gridare la sua verità, quella che non vorrebbe conoscere, “tutti urlano, gridano e le sputano addosso”.

In questo la guerra non è vista solo come evento bellico, ma come manifestazione di un paradigma culturale e antropologico: l’oppressione, l’ingiustizia, la negazione della voce femminile disseziente. Il teatro diventa quindi vero e proprio atto etico, spazio di denuncia e di dolore.

La parola, quella cosa minuta e invisibile che però compie miracoli così descritta da Gorgia, è urlata dalla figlia di Priamo proprio verso di noi; viene urlata per non essere dimenticata perché è lo strumento più potente del genere umano, anche più di un’arma.

E poi c’è Enea, c’è quell’eros tanto caro ai Greci, quell’amore descritto dalla penna della Wolf nel suo romanzo Kassandra pubblicato nel 1983. Un amore forte anche se mai veramente fisico. Ma anche in questo caso tra Enea e Cassandra si frappone la verità, ingombrante, ineludibile e per Cassandra irrinunciabile.

Aletheia è l’ultima parola gridata in punto di morte dalla protagonista, parola che riecheggia forse perché rivoluzionaria, perché nonostante tutto c’è ancora il sole su Troia.

Matilde Lilli

Circa Barbara Lalle

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