Caso Sea Watch, l’Italia potrebbe chiedere un risarcimento danni all’Ong

Dopo l’annuncio da parte della Sea Watch, che ha fatto sapere di essere intenzionata a riprendere il mare entro la metà del mese di marzo, torna a far discutere il caso migranti. L’Ong è da mesi in lotta con il ministro dell’Interno Matteo Salvini, una battaglia combattuta fino a questo momento a suon di querele, dichiarazioni e comunicati ufficiali.

 Stando a quanto riferito da il Giornale, lo Stato italiano potrebbe aprire un nuovo capitolo della vicenda chiedendo un risarcimento danni all’Ong. La proposta, o meglio il suggerimento, arriva dall’ammiraglio Nicola De Felice, raggiunto dai microfoni della stampa. Secondo il quotidiano lo Stato italiano potrebbe impugnare l’articolo 84 del Codice della Navigazione per chiedere un ricco risarcimento danni all’Ong che con le scelte del capitano della Sea Watch 3 avrebbe dato vita a uno stato emergenziale che ha richiesto un grande impegno in termini di risorse umane e ore di lavoro.

Lo Stato italiano può farlo con un’ingiunzione attraverso l’autorità marittima, al fine di ottenere il rimborso delle spese vive anticipate o comunque sostenute per le attività correlate alle attività private della nave che hanno coinvolto le varie istituzioni italiane, a partire dall’impiego di mezzi navali, aerei e portuali, prima e dopo l’attracco nei porti italiani”, ha dichiarato De Felice intervenuto ai microfoni di primatonazionale.it.

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