Caso migranti: ostaggi del governo o pericolo per la sicurezza?

Terminata l’ennesima situazione emergenziale con lo sbarco delle quarantasette persone a bordo della Sea Watch 3 e l’apertura di un’inchiesta della Procura di Catania – contro ignoti –, continua a far discutere il caso migranti. L’opinione pubblica resta infatti divisa da chi ritiene che il comportamento del governo italiano, che per giorni ha vietato lo sbarco, sia una violazione dei diritti umani, altri credono che sia l’unica via per mettere fine a un fenomeno che porta soldi ai trafficanti di uomini e di armi e che porta terroristi in Europa. 

Chiara in tal senso la posizione delle Ong, che anche in questo caso, come per quello della Diciotti, ha accusato il governo italiano di tenere in ostaggio quasi cinquanta persone fuggite da zone di guerra e dall’incubo della Libia, dove molti sarebbero stati tenuti prigionieri e torturati. In occasione della sua visita a bordo della Sea Watch 3, il sindaco di Siracusa Francesco Italia ha evidenziato come molte persone presentassero negli occhi e sul corpo i segni delle violenze.

 Fermamente contraria – e opposta – la posizione di Matteo Salvini, che anche nel caso della Sea Watch 3 ha condiviso un video in cui mostra come le persone a bordo della nave fossero in buone condizioni, dotate di telefoni ultra-tecnologici e buoni sorrisi. La sentenza delle Corte di Strasburgo ha dato in qualche modo ragione all’Italia obbligandola a fornire assistenza, che non sarebbe mancata, e sottolineando come la concessione dello sbarco non fosse un dovere giuridico delle autorità italiane. La questione si sposta quindi sul piano morale, lì dove la violazione delle norme non ha pene e si risolve spesso senza vinti né vincitori.

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