Caso Marò. Vittoria apparente

Un’esultanza ingannevole.

La decisione della Corte Suprema Indiana di accogliere il ricorso presentato dai due marò contro l’utilizzo della polizia antiterrorismo

Nia nel loro processo, apparentemente sembra una vittoria per l’Italia, ma in realtà è una sconfitta o quantomeno uno stop significativo alla strategia di ricorrere ad un arbitrato internazionale. Infatti per internazionalizzare il processo occorre un rifiuto a tutti i livelli della giurisdizione indiana sul caso. Su questa strada l’Italia attraverso una serie di iniziative diplomatiche a livello internazionale aveva compiuto significativi passi in avanti, oggi quasi del tutto vanificati dalla sentenza della Corte Indiana. Lo scorso 6 marzo i due fucilieri italiani, Latorre e Girone , forse consigliati dai legali indiani, hanno presentato ricorso avverso l’utilizzo della Nia  nel  loro processo, con ciò riconoscendo formalmente la giurisdizione del tribunale indiano sul loro caso. A questo punto il Supremo Tribunale , come si suol dire, ha colto la palla al balzo ed ha riconosciuto la legittimità del ricorso. Allo stato diventa difficile per il nostro Paese non riconoscere la giurisdizione del Tribunale indiano che si appresta a discutere un caso sollevato dagli stessi marò e ricorrere ad un arbitrato internazionale per l’Italia diventa rischioso perchè il governo indiano potrebbe opporre la tesi della sua completa disponibilità e comprensione nell’esaminare il caso sollevato dagli stessi imputati. Ancora una volta l’iniziativa del governo italiano ha mostrato delle falle e soprattutto mancanza di coordinamento, tant’è che i legali indiani sono stati più scaltri della Farnesina e del Ministero della Difesa . E vale poco rivendicare a voce alta il rientro dei marò o addirittura spostare il processo in Italia, i tempi si allungherebbero a dismisura e le chance di successo diventerebbero davvero minime. Torna,quindi, in campo l’ipotesi più reale che sarà il Tribunale indiano a giudicare i due fucilieri che si erano imbarcati per una missione antiterrorismo sotto l’egida della bandiera italiana . E’ grave per l’immagine dell’Italia che ancora una volta a livello internazionale appare come un Paese senza una vera leadership.

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