Caso Lega-Russia, spunta la mail di D’Amico che invita Savoini da Putin

Resta alta la tensione sulla vicenda dei fondi russi alla Lega. “Dopo aver compiuto tutte le verifiche del caso, si precisa che l’invito del sig. Savoini al Forum” Italia-Russia “è stato sollecitato dal sig. Claudio D’Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del vicepresidente Salvini – precisa Palazzo Chigi -, il quale, tramite l’Ufficio di vicepresidenza, ha giustificato l’invito in virtù del ruolo dell’invitato di Presidente dell’Associazione Lombardia-Russia e ha chiesto ai funzionari del premier di inoltrarla agli organizzatori del Forum. “L’invito alla cena del sig. Savoini è poi stata una conseguenza automatica della sua partecipazione al Forum”, conclude Palazzo Chigi.

 “Un doveroso chiarimento. Continuano a pervenire alla presidenza del Consiglio richieste di informazioni sulla presenza del signor Gianluca Savoini alla cena che si è tenuta a Roma, a Villa Madama, la sera dello scorso 4 luglio, in onore del Presidente Putin. Come già anticipato, il presidente del Consiglio non conosce personalmente il signor Savoini”, ribadisce Palazzo Chigi. “La cena è stata offerta dal presidente Conte e l’invito è stato esteso anche a tutti i partecipanti al Forum di dialogo italo-russo delle società civili, che si è tenuto il pomeriggio dello stesso giorno presso la Farnesina. Il suddetto Forum è stato organizzato dalla presidenza del Forum stesso e dall’Ispi”, viene spiegato.

“L’ho già chiarito che ho fiducia nel mio ministro dell’Interno Salvini, ovviamente dobbiamo trasparenza e io per quanto mi riguarda l’ho resa nella massima forma e credo che la questione per quanto riguarda il ruolo della presidenza del Consiglio sia abbastanza definito”.

 

La vicenda dei presunti fondi russi alla Lega  si arricchisce di un nuovo capitolo. Spunta infatti una mail firmata dallo staff di Claudio D’Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del vicepremier Matteo Salvini, per invitare Gianluca Savoini all’incontro col presidente russo Vladimir Putin. Il messaggio è stato inviato il 1° luglio alle 17:32 e firmato da tale “Barbara”. Ecco di seguito il testo della mail riportato da La Stampa: “Buon pomeriggio Andrea, come d’accordo ti chiedo se gentilmente può essere inserito, per il prossimo Foro di dialogo italo-russo, in programma giovedì 4 luglio al Maeci, anche il dottor Gianluca Savoini, presidente dell’Associazione culturale Lombardia-Russia, come richiestomi dall’onorevole Claudio D’Amico”. Il messaggio reca “l’impronta digitale, chiara e indelebile, di chi ha invitato Savoini a brindare all’amico Vladimir Putin il 4 luglio a Villa Madama, a Roma”.

“Non è stato invitato da me”, ha dichiarato da parte sua Salvini. Nello scambio di mail che prepara l’evento sono coinvolti una ventina di persone e in copia ci sono Palazzo Chigi, il ministero degli Esteri, il Foro di dialogo italo-russo e l’Ispi. Barbara, della segreteria di D’Amico, scrive al sottoposto del consigliere diplomatico del premier, Andrea, che a sua volta gira a Ispi e in conoscenza a Todini.

 

 

Oggi il faccendiere con ufficio in via Bellerio, sede del Carroccio, dovrà spiegare ai pm di Milano quell’audio diffuso dal sito americano Buzzfeed, in cui parla di gasolio e rubli tra i marmi e i velluti dell’hotel Metropol di Mosca. Ma per Salvini, Savoini sembra essere poco più un fantasma. E così Claudio D’Amico, l’ex deputato leghista che la presidenza del Consiglio definisce «consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale» di Salvini: colui insomma che avrebbe strappato l’invito per Savoini alla cena del 4 luglio a Villa Madama, offerta dal premier in onore di Vladimir Putin.

 Dipinto come isolato e in difficoltà, Salvini vuole si sappia che lui è «tranquillissimo, niente affatto nervoso, per nulla preoccupato» e molto concentrato sull’incontro di oggi al Viminale con sindacati e associazioni, per impostare la manovra economica e far vedere chi davvero conta nel governo. Un appuntamento che sa di sfida a Giuseppe Conte e che il segretario della Lega offre all’interpretazione dei media come la prova che il ministro dell’Interno «si occupa di cose concrete» e non ha tempo per replicare agli attacchi, alle insinuazioni e alle polemiche.

 «Io rispetto i magistrati, lasciamoli lavorare con fiducia e non diciamo nulla finché l’inchiesta è in corso — è il senso dei suoi ragionamenti —. Questa storia russa è poco più di un gossip e sa molto di montatura. Sono convinto che si sgonfierà presto». E se i 5 Stelle lo pressano da ogni parte sbandierando una presunta diversità etica, se Di Maio ha (quasi) perso la pazienza con «l’amico Matteo» ed Enzo Moavero Milanesi gli pesta i piedi rivelando al Corriere il piano per i migranti che oggi stesso porterà in Europa, Salvini giura di non sentirsi assediato.

 

«Non voglio alimentare una polemica sterile, che mi sembra strumentale a un disegno», ripete per placare le ansie dei parlamentari leghisti. Quanto alla tenuta della maggioranza, Salvini ha cambiato spartito e ha smesso di dichiarare che «si va avanti». Ora il leitmotiv del vicepremier nei colloqui riservati è un altro: «Il governo non cade su Savoini, cade se non si fanno le cose». Dove «le cose», per dirla in lingua leghista, sono l’autonomia, il decreto sicurezza bis e il taglio delle tasse.

 

 

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