Caso Garlasco, l’intercettazione di mamma Sempio: “Qui ci sono più testimoni che abitanti…”

Dietro le indagini portate avanti dai carabinieri di Milano Moscova sul delitto di Garlasco ci sarebbero stati «gravi condizionamenti da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti giornalistici». È l’attacco della famiglia Poggi contro gli inquirenti, dopo le intercettazioni e gli elementi emersi con la chiusura delle indagini su Andrea Sempio, oggi unico accusato di aver ucciso Chiara Poggi. Intercettazioni a cui sono stati sottoposti anche i famigliari della vittima, che parlano di «continue aggressioni che si susseguono». Ora i Poggi hanno deciso di denunciare il proprio disappunto, finora taciuto «per rispetto istituzionale».

«Prendiamo atto del fatto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre ad intercettazioni i familiari della vittima – scrivono gli avvocati della famiglia Poggi – la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente ad un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla Suprema Corte di Cassazione e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio».

«Rileviamo inoltre – si legge ancora – che in questi giorni vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento». Per rispetto istituzionale, proseguono i legali dei Poggi, “abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti “giornalistici”, concentrando la nostra attenzione sui dati oggettivi riguardanti l’omicidio di Chiara ed interloquendo invece formalmente con la Procura Generale di Milano per i profili di sua competenza».

«Anche a fronte delle continue aggressioni che si susseguono da oltre un anno – si legge nel comunicato – nei loro confronti e della loro enorme amarezza per quanto sta avvenendo, Giuseppe, Rita e Marco intendono continuare a mantenere un atteggiamento rispettoso, evitando qualsiasi esternazione sul tema, nella convinzione che in uno Stato di diritto gli accertamenti processuali debbano avvenire nelle sedi a ciò preposte e nel rigoroso rispetto delle norme di riferimento».

L’accusa della famiglia Poggi ai carabinieri «condizionati da contesti opachi». La reazione alle intercettazioni su di loro e gli audio di Sempio proviene da Open. C’è un passaggio della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco che gli investigatori considerano centrale: la presunta «commistione» tra le versioni della famiglia Poggi e quelle «indotte dal fronte Sempio». Un intreccio che, secondo i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, avrebbe finito per alterare anche il racconto di Marco Poggi, fratello di Chiara.
Nell’informativa finale depositata dagli investigatori emerge infatti una forte critica alle dichiarazioni rese dal giovane nel verbale del 20 maggio 2025. Per i carabinieri, il suo racconto sarebbe cambiato rispetto alle testimonianze fornite «nell’arco di 18 anni» e confermate fino a pochi mesi prima. Non solo: gli investigatori definiscono le sue parole «certamente poco credibili». Secondo quanto riportato negli atti, dalle intercettazioni tra i familiari della vittima e l’entourage di Andrea Sempio — rappresentato anche dall’avvocata Angela Taccia — emergerebbe una «situazione di anomalia nell’intreccio tra indagato e famiglia Poggi». Un elemento che avrebbe portato gli inquirenti a rilevare un progressivo allineamento delle versioni.
Nel verbale viene descritto anche un clima di forte tensione tra Marco Poggi e chi lo stava interrogando. Quando gli investigatori gli ricordano che l’inchiesta è stata riaperta dopo gli accertamenti sul Dna attribuito a Sempio, il fratello di Chiara replica immediatamente contestando la definizione di “perizia”: «Questo però non è vero». Poi mette in dubbio anche alcune ricostruzioni investigative sulla scena del crimine e sulla cantina della villetta di Garlasco. Per i carabinieri, Marco Poggi avrebbe mantenuto un «atteggiamento oppositivo», arrivando persino ad accusare gli interlocutori di volerlo manipolare. Gli investigatori parlano inoltre di una vera e propria «difesa d’ufficio di Andrea Sempio», soprattutto quando il fratello della vittima insiste nel negare qualsiasi rapporto tra l’amico e Chiara Poggi.

Uno dei punti più delicati dell’informativa riguarda poi un presunto video intimo di Chiara Poggi e Alberto Stasi. Secondo gli investigatori, Marco Poggi e Andrea Sempio lo avrebbero visto anni fa. I carabinieri scrivono che anche gli inquirenti dell’epoca e gli stessi genitori della vittima sarebbero stati a conoscenza del “dubbio” sull’esistenza di quel filmato. Un tema che, negli atti, viene definito «assolutamente centrale nella dinamica relativa all’omicidio». Ed è proprio su questo aspetto che i carabinieri ritengono il racconto di Marco Poggi «incoerente e contraddittorio», inserito in quello che definiscono un “clima di ostilità” mostrato anche dai genitori di Chiara.

Nell’informativa trovano spazio anche le testimonianze degli amici della vecchia comitiva di Marco Poggi e Andrea Sempio. Per gli investigatori, dai verbali emergerebbe che Sempio sapesse perfettamente della partenza di Marco per le vacanze con i genitori nell’agosto 2007. Una circostanza considerata importante perché, secondo l’accusa, le telefonate effettuate da Sempio a casa Poggi il 7 e l’8 agosto non sarebbero state destinate a Marco, come lui ha sempre sostenuto, ma a Chiara Poggi. Gli atti affrontano infine anche il tema del Dna trovato sulle unghie della vittima e dell’ipotesi difensiva del trasferimento tramite oggetti condivisi nella casa frequentata dal gruppo di amici. Ma, nella valutazione finale degli investigatori, resta soprattutto un punto fermo: le ultime dichiarazioni di Marco Poggi vengono considerate poco attendibili e profondamente diverse rispetto al passato.

“A Garlasco ci son più testimoni che abitanti”. Questa la battuta di Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, intercettata in auto con il marito Giuseppe. E’ il il 22 ottobre 2025 e i due parlano della notizia di un ipotetico supertestimone che avrebbe chiarito agli inquirenti la natura del famoso scontrino del parcheggio di Vigevano. I due, sembrano scherzare sulle fake news che ruotano intorno al delitto di Garlasco.

“Il super testimone che dice che lo scontrino, incomprensibile (ride), l’Andrea, va che son coglioni forti”…e aggiunge “Glie’ ha dato lui? (ride), non so! Chi è che glie ha dato? Cioè, la domanda da fargli è quella li…va beh…perché comunque lo scontrino lo hai fatto tul (sospiro) secondo lui, ha detto che non lo hai fatto tu, non l’ha fatto il figlio non l’ho fatto io, e va beh! Lo avrà fatto lui! Quello li! Ma robe da matti… che manica di diabolici… lo scontrino… l’ha documentato! Va bene! Fammi vedere! Ma pazzesco! Un familiare! Testimoni! Escono testimoni come…”. E la madre del 38enne esclama: “A Garlasco ci son più testimoni che abitanti”.

Sempre intercettata in auto, la donna sembra avere sensi di colpa per quel tagliando: “E’ colpa mia, gli ho detto io di tenere lo scontrino…gli ho rovinato la vita all’Andrea”. Nonostanti gli svariati tentativi di arrivare alla verità, le conclusioni dei carabinieri non raggiungono la certezza. Lo scontrino in sé “non può avere alcun valore positivo o negativo. Nel racconto dei Sempio, serve ad alimentare una narrazione a sé favorevole, ma in realtà nulla può aggiungere a sostegno della propria versione perché è impossibile riscontrare con certezza che sia stato proprio lui a produrlo andando a Vigevano quella tragica mattina” del 13 agosto 2007.

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