Bill Clinton, ascoltato dal Congresso sul caso Epstein, ha negato ogni coinvolgimento e affermato di non aver mai sospettato dei crimini del finanziere. L’ex presidente non è accusato di reati, ma la maggioranza repubblicana ha scelto di convocarlo. La vicenda assume un forte peso politico nello scontro tra Democratici e Repubblicani.
Davanti alla Commissione di Vigilanza della Camera, Bill Clinton ha respinto con fermezza ogni sospetto di connivenza con Jeffrey Epstein, rivendicando la propria estraneità con parole che intrecciano piano personale e responsabilità pubblica.
L’ex presidente ha ricordato di essere cresciuto in una “famiglia segnata da abusi domestici”, spiegando che proprio quell’esperienza lo avrebbe reso incapace di ignorare eventuali segnali di violenza o sfruttamento.
“Se avessi avuto anche solo un sospetto, non solo non sarei salito su quell’aereo, ma lo avrei denunciato io stesso” ha dichiarato, riferendosi ai viaggi effettuati anni fa quando Epstein era una figura influente nei circuiti dell’alta società internazionale.
Il riferimento agli abusi in famiglia sono legati soprattutto al padre di Clinton, di cui l’ex presidente statunitense ha parlato in più occasioni. Un uomo capace di violenze fisiche e verbali, prodotti di una forte dipendenza dall’alcol che segnò l’infanzia e l’adolescenza di Clinton.
Nel testo introduttivo della sua deposizione, il 42º presidente degli Stati Uniti ha anche espresso solidarietà alle vittime, affermando che “le ragazze e le donne le cui vite Jeffrey Epstein ha distrutto meritano giustizia e la possibilità di guarire”.
Pur parlando di una “breve conoscenza” conclusasi prima che le accuse diventassero pubbliche, Clinton ha detto di essersi presentato per “offrire quel poco” di cui è conoscenza, affinché situazioni simili non si ripetano.
Bill Clinton non è formalmente accusato di alcun reato in relazione al caso Epstein. Il Congresso degli Stati Uniti ha però il potere di convocare testimoni anche in assenza di capi d’imputazione, nell’ambito della propria funzione di controllo e vigilanza.
In questo caso, la maggioranza repubblicana alla Camera ha deciso di approfondire ogni possibile collegamento politico o istituzionale con il finanziere. Chiamare a testimoniare un ex presidente democratico come Clinton significa però anche proiettare ombre sull’intero partito, in un clima politico già fortemente polarizzato.
I democratici, dal canto loro, chiedono che venga ascoltato anche Trump, ma la leadership repubblicana ha escluso per ora una sua audizione. “Non mi ha mai detto nulla che mi facesse pensare che sia coinvolto nel caso” ha sostenuto Bill Clinton. “Sta a voi decidere”.
Dagli Epstein files erano emerse delle denunce contro Donald Trump. Il Dipartimento di Giustizia ha ripubblicato dei documenti inerenti alle accuse di una minore nei confronti dell’attuale presidente degli Stati Uniti. Si tratta di un’accusa per abusi. La motivazione per l’assenza dei file è un generico “per errore”. Alla fine la vicenda si era conclusa con un rifiuto a collaborare e un risarcimento versato alla vittima nel 2021.
Il Dipartimento di Giustizia ha dovuto ripubblicare tre note relative a una denuncia per violenza sessuale contro il presidente Donald Trump.
Il motivo è un “errore di collocazione”, ma che per molti è solo l’ennesimo caso di cancellazione di file per evitare scandali. Esattamente come le censure sui nomi dei coinvolti, presunti tali, ma non sulle vittime, così la denuncia della minore contro Donald Trump era comunque “non verificata”, ma rappresenta un’omissione che non è passata inosservata.
Cosa c’era nella denuncia
Il racconto della donna, minore all’epoca dei fatti, è proseguito per diversi colloqui. Si tratta di promemoria che all’interno dei file ora sono sotto il numero “302”.
In questi si può leggere la denuncia di una donna nei confronti di Epstein e Trump. In un primo colloquio ha raccontato una storia di abusi da parte di Epstein e di altri collaboratori. Dice di essere stata accompagnata a New York, quando aveva intorno ai 13-15 anni, in un edificio molto alto.
Era già stata molestata da Epstein quando, in quell’occasione, venne presentata anche a Donald Trump che chiese ai presenti nella stanza di lasciarli soli. Quando la ragazzina si è ribellata all’attuale presidente degli Stati Uniti, secondo il racconto, questi l’avrebbe colpita e avrebbe dichiarato: “Portate questa piccola str**za fuori di qui”.
Nel terzo colloquio, la vittima ha raccontato di aver sentito uno scambio tra Trump ed Epstein in merito anche al riciclaggio di denaro attraverso i casinò.
Sempre nello stesso colloquio ha detto di aver ricevuto telefonate minacciose e che erano successi diversi incidenti, come quando una macchina l’aveva spinta fuori strada. Nel quarto interrogatorio ha quindi dichiarato di non voler più parlare, tanto che viene riportato quanto affermato dagli agenti che l’incoraggiavano ad andare a casa e a prendersi il tempo necessario per pensare se parlare ulteriormente con gli agenti.
Epstein files, la risposta di Donald Trump dopo la pubblicazione dei nuovi documenti Epstein files pubblicati dal Dipartimento di Giustizia, Trump ha commentato il rilascio dicendo che lo “scagionano” e ha annunciato azioni legali
Nel 2021 la denuncia è stata ufficialmente archiviata e l’avvocato della vittima avrebbe dichiarato che la donna sarebbe stata risarcita al di fuori del risarcimento ufficiale dell’Epstein Victims Compensation Program.
Dopo il rilascio degli Epstein files, Trump ha detto ai giornalisti che i documenti “lo assolvevano” e ha annunciato iniziative legali contro Michael Wolff, valutando anche una causa legata all’eredità di Epstein. Il Dipartimento di Giustizia ha sostenuto che alcune accuse contro Trump fossero “infondate e false”. Critiche da vittime e legali sugli oscuramenti e sugli errori.
Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha iniziato a pubblicare un ampio pacchetto di documenti raccolti in circa due decenni di indagini su Jeffrey Epstein, indicando un totale di oltre 3 milioni di pagine, oltre a migliaia di video e immagini.
Nei file sono comparsi contatti e corrispondenze con persone note della politica, dell’economia e dell’ambiente filantropico, insieme a materiali relativi a diverse fasi investigative, incluse quelle che hanno portato alle accuse del 2019 e alla condanna di Ghislaine Maxwell nel 2021.
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