Caso colf in nero, tra Fico, querela e ‘Le Iene’

‘Stiamo valutando di sporgere querela per diffamazione nei confronti della trasmissione ‘Le Iene’ che insinuano il dubbio  che il presidente Roberto Fico abbia assunto ‘a nero’ una colf/baby sitter nella casa napoletana della signora Yvonne. Stesse considerazioni valgono per tutti i quotidiani che hanno indicato il presidente Fico quale datore di lavoro della signora Imma’.

E’ quanto scrive, in una nota, l’avvocato Annalisa Stile che aggiunge: ‘Ho ricevuto incarico dal presidente della Camera, Roberto Fico, di tutelarlo penalmente a seguito alla messa in onda del servizio della trasmissione dal titolo ‘Una colf in nero per il presidente Roberto Fico?’ e dopo la lettura degli articoli di stampa. Il presidente Fico non è, né è mai stato, datore di lavoro della signora Imma,  afferma l’avvocato Stile: ‘Fico abita a Roma, nella cui casa ha una colf assunta con regolare contratto, risiede a Napoli, ma a casa propria Posillipo, e non nella casa della signora Yvonne’.

Il presidente Fico mi ha investita di questo incarico per non alimentare ulteriori pretestuose polemiche e strumentalizzazioni politiche, sottolinea l’avvocato Annalisa Stile nella nota diffusa in serata.

 In estrema sintesi: questa donna, secondo una spiata, lavorerebbe in nero nella casa in cui vive la compagna di Fico, a Napoli. Lei, raggiunta dalle telecamere, dice di avere un contratto regolare, laddove la versione del Presidente della Camera è che questa tale Imma e la sua compagna Yvonne ‘sono persone che hanno un’amicizia insieme molto forte e molto bella’. E’ chiaro che ci troviamo di fronte ad una menzogna. Diciamo quindi, per parità di intenti, che la colf non è in nero, non è in bianco, ma è in grigio. Come lo è l’area ‘grigia’ della nostra economia, fatta di colf in nero, badanti in nero, caffè in nero, parcheggiatore in nero, e via così… 

Non dobbiamo stupirci, dimenticando Fico, che ci ritroviamo in uno Stato che, attraverso tasse e relative derivate, trattiene, come da studi fatti, oltre il 60 per cento dei nostri introiti facendo del nostro Paese la maglia ‘nera’ d’Europa. Uno Stato sanguisuga, per dirla in breve.

In questa vicenda è stato toccato, sfiorato, lambito,  un esponente politico pentastellato, maglia bianca, casta e pura, di un movimento che sulla ‘purezza’ ha costruito il suo successo elettorale. Sempre, solo e comunque, conto i vizi, le ruberie e le furberie. No ai massoni, no alle auto di servizio, no all’autista, sì all’autobus, magari con il fotografo pronto a scattare e immortalare l’evento…

Secondo i Cinque Stelle mandando dei comuni cittadini, com’era Roberto Fico fino a qualche anno fa, a rappresentarci, ci saremmo liberati  in un colpo solo di tutti i vizi e gli stravizi della Casta.

La vicenda di Fico nasce ovviamente da una ‘spiata’, dando per scontato che i servizi delle Iene hanno ben poco di inchiesta, di giornalismo d’inchiesta, di sollevando una problematica in stile ‘guardiano del faro’, visto anche che la vicenda di cui parliamo nel nostro ‘pezzo’ viene illuminata  a partire dalla notte dei tempi.

Silvio Berlusconi e Mediaset, editori del programma televisivo Le Iene,  hanno scoperchiato il caso. Il Movimento Cinque Stelle non vuole sedersi al tavolo con Berlusconi per trattare un’alleanza di governo? Ecco la cara  macchina del fango che arriva a scatenare la coscienza collettiva del telespettatore medio contro la faccia istituzionale del Movimento, caso vuole, proprio nei giorni in cui è impegnato nelle consultazioni per provare a costruire un governo tra Pd e Cinque Stelle. Giusto qualche giorno prima, non dimentichiamolo, Mediaset ha pure tagliato dai palinsesti le trasmissioni di Maurizio Belpietro, Paolo Del Debbio e Mario Giordano, i cosiddetti tre alfieri del populismo televisivo che avevano imperversato contro i governi Renzi e Gentiloni nei quattro anni precedenti. A quanto pare, il risultato elettorale, che ha premiato oltre misura Salvini e Di Maio anziché Berlusconi, ha convinto le reti del Biscione a cambiare i propri palinsesti. Se vi sembra tutto normale…

Il problema italiano dell’economia sommersa e irregolare non nasce con Fico e non si risolve mettendo alla gogna il capro espiatorio di turno che è, idealmente, chiamato a risolvere le problematiche a tutto tondo, al di là della vicenda personale che, ovviamente, non deve toccarlo nel personale.

Ovviamente, e qui scatta il tritacarne, vengono ripescati i rimborsi elettorali ed altro confidando nel gradimento dell’opinione pubblica, ma nulle viene fatto, e verrà fatto, per trovare risoluzioni a problematiche che poco, o nulla, hanno a che fare con una colf in nero.

Quello che è realmente in ‘nero’ è il dibattito politico, il vitale dibattito politico, che è ‘rasoterra’ a partire dai leader e dagli eletti…

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