La Nozze di Figaro - ph. Mattia Gaido

Carlo Felice, gli “Approdi” del rilancio, a Genova Mozart apre una stagione tra grandi classici e nuovi pubblici

Sette opere, cinque spettacoli di danza, un musical e tredici concerti. Da Le nozze di Figaro a Nabucco, passando per Turandot e The Phantom of the Opera. Il teatro genovese conferma la strategia avviata nell’ultimo anno: qualità artistica, apertura alla città e sostenibilità gestionale.

Non un semplice cartellone, ma un manifesto. Il Teatro Carlo Felice affida alla parola “Approdi” il racconto della stagione 2026-2027, scegliendo un’immagine che, per Genova, ha il valore di una dichiarazione d’identità. Dopo la stagione dei “Naviganti”, che segnava l’avvio del nuovo corso della fondazione, il teatro prova ora a raccontare il punto di arrivo di un percorso di rilancio: una programmazione costruita intorno al grande repertorio, ma con l’ambizione di parlare a pubblici più ampi e di consolidare il proprio ruolo nel tessuto culturale della città.

Il cartellone è quello delle grandi occasioni.
Sette opere, cinque titoli di danza, un musical e tredici concerti compongono una stagione che alterna i capisaldi della tradizione lirica a produzioni meno frequentate, senza rinunciare a una forte presenza internazionale. L’inaugurazione, il 16 ottobre, è affidata a Le nozze di Figaro di Mozart, assenti da dodici anni dal palcoscenico genovese, in un allestimento del Teatro Regio di Torino con la regia di Emilio Sagi e la direzione di Jordi Bernàcer.

È un’apertura simbolica.
L’opera di Mozart, con il suo intreccio di conflitti sociali, desideri individuali e trasformazioni, diventa il punto di partenza di una stagione che vuole interrogare il repertorio più che limitarsi a celebrarlo. È la linea che il direttore artistico Federico Pupo ha impresso all’intera programmazione: costruire un racconto nel quale ogni titolo abbia una funzione precisa, dialogando con il presente senza tradire la tradizione.

La stagione attraversa così alcuni dei pilastri del melodramma italiano ed europeo.
Torna, dopo quasi vent’anni di assenza, I Capuleti e i Montecchi di Bellini; rientra in cartellone L’italiana in Algeri di Rossini, che mancava da trent’anni, con il celebre allestimento ispirato alle scene di Emanuele Luzzati, omaggio a uno degli artisti più legati alla storia culturale di Genova. Seguono Pagliacci di Leoncavallo, Turandot di Puccini, proposta nella versione originale interrotta alla morte di Liù, Evgenij Onegin di Čajkovskij e il ritorno di Nabucco, affidato alla regia di Pier Luigi Pizzi in una nuova coproduzione della Fondazione.

A chiudere la stagione sarà invece un titolo che conferma l’apertura del Carlo Felice verso linguaggi diversi: The Phantom of the Opera di Andrew Lloyd Webber, ormai uno dei musical più rappresentati al mondo, in un allestimento firmato da Federico Bellone. Una scelta che testimonia come il teatro genovese consideri ormai il musical parte integrante dell’offerta artistica, nella prospettiva di intercettare spettatori che tradizionalmente non frequentano l’opera.

©KairosEstudio

Accanto ai titoli, il livello degli interpreti conferma l’ambizione internazionale della programmazione. Sul palcoscenico saliranno, tra gli altri, Daniela Barcellona, Jessica Pratt, Carmela Remigio, Annalisa Stroppa, Olga Maslova, Francesco Meli, Michele Pertusi, Claudio Sgura e Roberto de Candia, mentre sul podio si alterneranno direttori come Roberto Abbado, Donato Renzetti, Marco Armiliato, Renato Palumbo, Sesto Quatrini e Jordi Bernàcer.

Anche la danza amplia il proprio spazio, tanto da conquistare un abbonamento dedicato. Ai grandi classici – Lo schiaccianoci, Giselle e Il lago dei cigni – si affiancano il progetto contemporaneo Deledda. Cenere e le canzoni della rivoluzione silenziosa e il ritorno della Sergio Bernal Dance Company, in una proposta che guarda tanto agli appassionati del repertorio quanto al pubblico della danza contemporanea.

La stagione sinfonica cresce fino a tredici appuntamenti, con un programma che intreccia repertorio classico e progetti speciali. Particolare rilievo assume il ciclo dedicato a Beethoven nel bicentenario della morte del compositore, accanto ai concerti per le celebrazioni paganiniane e a un Requiem di Verdi che riunirà, sotto la direzione di Marco Armiliato, un cast vocale di primo piano.

Ma sarebbe riduttivo leggere il cartellone soltanto come una successione di spettacoli. La presentazione della stagione restituisce l’immagine di un teatro che vuole ridefinire il proprio ruolo istituzionale. Il sovrintendente Michele Galli ha richiamato il lavoro svolto nell’ultimo anno sul fronte dell’educazione musicale, dell’accessibilità, del fundraising e dell’equilibrio gestionale, indicando nella sostenibilità economica una condizione necessaria per sostenere la qualità artistica. Da qui anche la revisione della politica degli abbonamenti e della pianta della sala, con l’obiettivo dichiarato di ampliare la platea degli spettatori senza rinunciare all’identità del teatro.

In questa prospettiva si inserisce anche il progetto dedicato all’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, con eventi nelle chiese liguri e la nuova composizione Transitus del compositore residente Cristian Carrara. Un’iniziativa che porta la musica fuori dal teatro e rafforza il dialogo con il territorio.

Il messaggio che emerge dalla nuova stagione è chiaro. Il Carlo Felice non punta soltanto a riportare in scena grandi titoli del repertorio, ma a consolidare una fisionomia culturale riconoscibile: un teatro che conserva la centralità dell’opera, amplia il proprio raggio d’azione verso danza, concerti e musical, investe sulla formazione del pubblico e prova a ricostruire un rapporto stabile con la città. Gli “Approdi” evocati dal titolo della stagione non sono dunque un punto d’arrivo, ma una tappa di un percorso ancora in costruzione. Per un teatro che negli ultimi anni ha attraversato difficoltà gestionali e cambiamenti profondi, la sfida sarà trasformare questa ricchezza di proposte in una crescita duratura del pubblico e in una rinnovata centralità nel panorama culturale nazionale.

www.operacarlofelicegenova.it

Loredana Margheriti

Circa Loredana Margheriti

Ha un formazione umanistica che affonda le radici nella ricerca documentale. La passione per la musica, in particolare per il canto lirico, accompagna da sempre il suo percorso, ha intrapreso infatti in giovane età lo studio del canto. "Scrivere di arte e spettacolo è per me un modo per restituire emozioni, condividere visioni e dare voce a ciò che l’esperienza estetica accende dentro di noi." Mossa da passione quindi, ed accompagnata da infinita curiosità, collabora con diverse testate digitali, occupandosi soprattutto di recensioni musicali e operistiche, ma racconta spesso anche di eventi culturali, teatrali e d’arte. Attualmente lavora nel restauro di beni culturali monumentali, un’attività che le permette di rimanere in costante dialogo con la bellezza, anche nella sua forma materica.

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