Carabiniere ucciso a Roma, chiesta la scarcerazione di uno degli americani. Si indaga sui tabulati

Proseguono le indagini sulla morte di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma. Gli inquirenti hanno chiesto i tabulati telefonici di tutti i protagonisti della vicenda per fare luce sugli spostamenti e le comunicazioni. Intanto è arrivata la richiesta di scarcerazione di Natale, uno dei due ragazzi americani al momento in carcere per la morte del vice brigadiere.

Il primo passo della difesa statunitense è stato fatto. Dopo che gli avvocati avevano sollevato dubbi sulla ricostruzione della colluttazione, il legale di Natale ha chiesto la scarcerazione del suo assistito, che non sarebbe coinvolto in maniera diretta o indiretta nella morte di Mario Rega.

 La prima risposta alle tante domande che accompagnano il caso del carabiniere ucciso a Roma viene dal controllo dei turni dei militari. Varriale e Rega erano in servizio nel momento in cui sono andati sul luogo dello scambio con gli americani, resta da capire perché la vittima non avesse con sé l’arma di ordinanza. Per chiarire alcuni aspetti della vicenda, gli inquirenti ascolteranno Varriale, il collega di Rega. Il militare dovrà fornire risposte sui loro spostamenti e sulla colluttazione che ha portato alla tragica morte del vice brigadiere. Varriale dovrà inoltre chiarire nuovamente se lui e il collega si siano effettivamente identificati come carabinieri sin dal primo contatto con gli americani.

Gli inquirenti procederanno poi all’analisi dei tabulati telefonici di tutti gli attori della vicenda per completare il complesso puzzle con i pezzi che ancora mancano.

Il consulente legale statunitense della famiglia  di Finnegan Lee Elder, Craig Peters, in un’intervista rilasciata alla ABC7 News, ha fatto sapere che “Dobbiamo avere risposte ad alcune domande riguardo le indagini, che ci sembra i media non abbiano, ad oggi, ancora fatto”.

Tra le tante incognite sollevate non solo dai giornali ma anche dalla ricostruzione della Procura, ci sarbbe anche un buco di 24 minuti. Francesco Petrelli e Fabio Alonzi, avvocati di Gabriel Christian Natale Hjorth, punterebbero proprio su questo lasso temporale per difendere il proprio assistito, e dimostrare che fosse ignaro che l’amico avesse un’arma.

Finnegan Lee Elder e Gabriel Christian Natale Hjorth sparirebbero dalle telecamere di videosorveglianza per quasi mezz’ora dopo essere usciti dall’hotel per andare all’appuntamento con Sergio Brugiatelli per portargli lo zaino. All’incontro, davanti alla Banca Unicredit di via Cesi, ci sarà una collutazione di 4 minuti e l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega.

Non è chiaro cosa i due ragazzi abbiano fatto prima di arrivare sul luogo del delitto. Nei prossimi giorni, riporta Il Messaggero, questo aspetto potrebbe essere chiarito dall’acquisizione di nuovi filmati delle videocamere di sorveglianza  della zona da parte delle forze dell’ordine.

Intanto il comando generale ha consegnato al procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e al pm Sabina Calabretta i turni della notte tra il 25 e il 26 luglio, chiarendo che il carabiniere ucciso presumibilmente dai due americani  Mario Cerciello Rega era in servizio dalle 24 alle 6 del mattino.

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