Caos Roma con trasporti al collasso. Azzerati i vertici Atac

Ignazio Marino, azzera i vertici di Atac, la società di trasporto pubblico di Roma e annuncia la ricapitalizzazione dell’azienda per 200 milioni di euro, chiedendo la testa dell’assessore renziano ai trasporti Improta, che lo accusa di essere ‘scorretto’: “Marino è scorretto, i disagi non sono una mia responsabilità e avevamo concordato la mia uscita in maniera diversa. Il sindaco Marino ha avuto la possibilita’ di far concludere in modo leale e rispettoso la nostra collaborazione comunicandomi in giunta, o a margine di essa, di aver maturato la decisione di sostituirmi coerentemente alla situazione che io da tempo avevo a lui prospettato. Ha preferito invece chiedermi a mezzo stampa le dimissioni, che ho gia’ dato, e ‘spiace’ constatare che stia tentando in modo scorretto di accreditare il messaggio che i disagi che sta patendo la citta’ siano responsabilita’ dell’assessore e del consiglio d’amministrazione di Atac. Sin dal 22 giugno scorso ho manifestato inequivocabilmente, e in piu’ occasioni, l’intenzione di rassegnare le dimissioni da assessore alla Mobilita’ di Roma Capitale. Come è noto, solo per l’intervento del presidente del Pd Orfini e dello stesso sindaco Marino ho accettato di congelare la situazione, senza sottrarmi alle incombenze straordinarie che sono nel frattempo maturate e che mi hanno consentito, tra l’altro, di finalizzare la trattativa tra Atac e le organizzazioni sindacali per un accordo senza precedenti sulla produttività”. Una mossa a sorpresa quella di Marino, che arriva dopo l’avviso di ‘sfratto’ di Matteo Renzi: “Se non sa governare vada a casa”. Dopo una riunione di giunta Marino convoca una conferenza stampa, che non è altro che un vero ‘assolo’, per colpire l’Atac, azienda di trasporti del Comune che balla sul baratro del fallimento: “Abbiamo scelto di non portare i libri in tribunale ma di tentare una difficile strada con un percorso e un piano di risanamento. Questo piano ha ottenuto dei risultati ma non è riuscito a produrre quel risanamento che serviva per la qualità della vita e delle persone che si spostano ogni giorno in città”. Annuncia, quindi, che salverà l’azienda con una nuova ricapitalizzazione da 200 milioni di euro ed azzerando il cda. A fronte della crisi della società, “Ho deciso di cambiare il cda di Atac”, ha spiegato il primo cittadino “e davanti ad una situazione cosi’ drammatica ho chiesto al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, di condividere l’idea di affrontare i problemi finanziari con una ricapitalizzazione di 200 milioni di euro in denaro liquido e beni”. Il sindaco  annuncia di aver “dato mandato al direttore generale Micheli di rinnovare profondamente il management aziendale allontanando chi non e’ all’altezza di una societa’ di trasporto pubblico importante come quella della Capitale d’Italia”. Inoltre, Marino ha assicurato l’impegno della Regione a trasferire entro il 30 settembre i 301 milioni di euro di contributi negati dalle precedenti amministrazioni regionali di centrodestra. Da ieri, quindi,  il Comune di Roma, la Regione Lazio e Atac si impegnano a trovare un partner industriale per l’azienda, con la volonta’ di mantenere la maggioranza in mani pubbliche, così come desiderato da Marino: “In questo modo anticipiamo l’avvio del processo voluto dalle leggi europee e nazionali che impediscono il mantenimento di aziende ‘in house’ dal 2019 e noi lo anticipiamo al 2015”. Le reazioni alla mossa di Marino non si fanno attendere, i sindacati sono pronti alla barricate contro la privatizzazione di Atac e l’opposizione insorge. Andrea Augello, senatore di Ncd, scrive una lettera aperta a Marino in cui lo ‘prega con tutto il cuore di dimettersi e di liberare la città’. Giulio Andreotti diceva che esistono due tipi di pazzi: ‘Quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di poter risanare le Ferrovie dello Stato’. In realtà manca una terza categoria, quelli che credono di risanare l’Atac con un aumento di capitale e pochissime regole. L’Atac in soli quattro anni ha perso 900 milioni di euro. Tant’è, altro non c’è…

Roberto Cristiano

 

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