Caos Csm, si dimette Lepre. Lotti intercettato: Pd nella bufera. Mattarella indice elezioni suppletive

E’ terremoto ‘politico’ al Csm, colpito dalla bufera sulle nomine nelle procure. Dopo Spina e Morlini si dimette anche  Antonio Lepre: tre consiglieri in due giorni. Mai vista una cosa del genere nella storia della Repubblica Italiana. Per tutti e tre, insieme ai togati Cartoni e Criscuoli , che si sono autosospesi, il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha chiesto la procedura disciplinare. Fi chiede al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di sciogliere il Consiglio. Lotti, tirato in ballo in diverse intercettazioni telefoniche, si è difeso. “In un incontro ho espresso liberamente le mie opinioni: parole in libertà, non minacce o costrizioni per le nomine dei capi di alcune procure. Non ho commesso reati né fatto pressioni o minacce”.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella sua qualità di presidente del Consiglio superiore della magistratura, “ha indetto per i giorni 6 e 7 ottobre 2019 la elezione suppletive di due componenti magistrati informando di ciò il vicepresidente del Csm e il ministro della Giustizia”. E’ quanto si legge in una nota del Quirinale.

Mattarella ha scelto di indire le supplettive a ottobre perché la richiesta di scioglimento anticipato del Csm contrasterebbe con la necessità di cambiare le procedure elettorali da più parti richieste. Lo sottolineano fonti qualificate del Quirinale. La sostituzione dei dimissionari è il primo passo perché “si volti pagina” rispetto a quello che è successo nel Csm restituendo alla magistratura indipendenza e prestigio. Prestigio che le ultime vicende hanno “incrinato” tra i cittadini. Lo sottolineano fonti qualificate del Quirinale.

“In questi anni ho incontrato decine di magistrati, per i motivi più svariati. Ma mai sono venuto meno ai doveri imposti dalla Costituzione e dalle leggi”, ha scritto su Facebook, l’ex ministro del Pd, rispondendo a quanti lo hanno accusato di aver favorito la nomina del Pg di Firenze Marcello Viola a procuratore di Roma. Il deputato Dem ha inoltre sottolineato che “deve essere chiara una cosa: qualunque siano i futuri vertici della Procura di Roma la mia udienza davanti al Gup è già in corso e verrà definita come è giusto che sia, senza alcuna interferenza. Detto in altre parole: anche se il futuro il Procuratore di Roma dovesse essere mio fratello, la richiesta di rinvio a giudizio è già stata fatta e sto affrontando il procedimento penale”, prosegue Lotti. “Non c’è alcun collegamento tra la nomina del Procuratore di Roma (che certamente non può dipendere da me) e il mio procedimento. Questa è la pura e semplice verità”, continua. “Ho fatto pressioni in merito al futuro della Procura di Roma per avere dei vantaggi personali, come qualcuno sostiene? Assolutamente no. Qualcuno ha addirittura scritto che una mia opinione personale avrebbe potuto condizionare il processo Consip! Niente di più falso, niente di più assurdo. Come sarebbe stato possibile?”.

“Però qualche messaggio gli va dato forte”, è questo uno dei passaggi delle intercettazioni dell’ex ministro del governo Renzi per il caso procure, contenute nell’atto di incolpazione con cui il procuratore generale della Corte di Cassazione, Riccardo Fuzio, ha avviato l’azione disciplinare a carico dei 5 consiglieri del Csm. Il riferimento di Lotti è al vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini, durante la riunione del 9 maggio scorso alla quale hanno partecipato con lui Cosimo Ferri, Luca Palamara e i consiglieri del Csm. In una delle intercettazioni, uno dei cinque consiglieri destinatari dell’azione disciplinare – Corrado Cartoni – diceva a Palamara: “Ho problemi con Ermini, ci ho litigato”.

Secondo quanto si legge nell’atto, “appare di cristallina evidenza” la “non casualità” della riunione del 9 maggio tra magistrati e politici per discutere della nomina del capo della procura di Roma, e la “preventiva sicura consapevolezza, in capo a tutti i consiglieri presenti della presenza di Luca Lotti”.

Insorge il M5S. “Emergono inquietanti intercettazioni sulla bufera che sta coinvolgendo Csm e Pd. Negli atti si parla di interferenze illecite di Luca Lotti in “un centro di potere” esterno al Csm che decideva sulle nomine. In particolare tra le manovre “palesi quanto illecite da parte di soggetto rivestente la qualità di imputato, scrive il Gico, quella per la Procura di Roma dove, dice Lotti, “si vira su Marcello Viola”. Lotti avrebbe quindi provato a condizionare le nomine dei Procuratori e, in particolare, del Procuratore di Roma che sosterrà l’accusa nei suoi confronti nel caso Consip. E Zingaretti che fa? Lo tiene ancora dentro al Partito? Il Pd c’è dentro fino al collo ma nessuna parola da parte di un segretario fantasma che non ci vuole né vedere né sentire. Questo silenzio è gravissimo e imbarazzante”. Lo dichiara Michele Gubitosa, portavoce del Movimento 5 Stelle alla Camera dei deputati.

Coinvolto nello scandalo da Giancarlo Longo, il Colle ha preso le distanze dalla vicenda: non ha mai parlato con alcuno di nomine di magistrati né è mai intervenuto per esse. Gli unici interventi – fanno sapere al Quirinale interpellato sulla vicenda – sono stati di carattere generale, per richiamare il rispetto rigoroso dei criteri e delle regole preposte alle funzioni del Csm. Inoltre l’ultimo incontro con Luca Lotti da quando è cessato dalla carica di ministro è avvenuto il 6 agosto del 2018 attraverso una visita di congedo, come avvenuto anche per altri ministri.

La comunicazione avviene dopo le parole di Longo secondo il quale fu il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in persona, con un intervento “diretto”, a bloccare la sua nomina alla guida della procura di Gela. Longo, che ha lasciato la magistratura a dicembre 2018, dopo aver patteggiato una pena di 5 anni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, avrebbe riferito questo episodio in un interrogatorio alla procura di Messina e riportato nel decreto di perquisizione eseguito dalla procura di Perugia, nei confronti di Luca Palamara, ex segretario dell’Anm e consigliere del Csm, indagato dalla procura umbra per corruzione.

“Voglio che sia chiaro è che la situazione è chiaramente grave, e questa gravità va affrontata dalle istituzioni che devono rimanere compatte”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. “La magistratura italiana – ha detto – è di un livello altissimo, una delle migliori magistrature al mondo, sicuramente c’è un sistema delle correnti, un sistema contro cui in tanti ci siamo impegnati,anche la magistratura stessa,a combattere”.

“L’attuale Csm è gravato da ombre troppo serie per poter svolgere la sua funzione con la necessaria autorevolezza e imparzialità. Ci rivolgiamo dunque al Capo dello Stato, massimo garante delle regole democratiche, con un rispettoso ma accorato appello affinchè proceda al più presto allo scioglimento del Csm. Nello stesso tempo sosterremo con forza in sede parlamentare la proposta di una Commissione di inchiesta su quanto è accaduto e sta accadendo nel Consiglio Superiore”. E’ quanto si legge in una nota del Comitato di Presidenza di Forza Italia, riunito a Roma, sotto la Presidenza di Silvio Berlusconi. Pertanto il partito azzurro annuncia che chiederà nei prossimi giorni al Presidente della Repubblica “un’udienza per manifestargli, anche proprio nella sua qualità di Presidente del Csm, le nostre preoccupazioni e l’urgenza di un intervento all’altezza della gravità della situazione”.

 

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