Campane a morto per Ars siciliana

Leoluca Orlando sindaco di Palermo  ed autorevole presidente dell’Associazione dei comuni siciliani è stato il primo ad invocare lo scioglimento del Parlamento regionale ed il conseguente commissariamento della Regione.  Ora a chiederla è Saverio Romano, ex ministro del governo Berlusconi e leader dell’ala scissionista dell’Udc, il Pid, che ha recentemente ammainato bandiera in favore di Forza Italia. Per Leoluca Orlando I comuni siciliani vivono sull’orlo di un baratro istituzionale e sociale. Ed ha dichiarato: “In questo contesto gravissimo la Regione sta seriamente rischiando di realizzare in un colpo solo tre disastri istituzionali: la proroga sine die dei commissariamenti fatti a go-go, la mortificazione dei comuni siciliani e della loro autonomia, il naufragio delle città metropolitane. In assenza di adeguate reazioni ed inversioni di tendenza, sempre più improbabili la richiesta di Commissariamento della Regione, previsto in simili casi dallo Statuto siciliano, appare ogni giorno di più il male minore, se non l’ultima spiaggia”. Saverio Romano, qualche giorno  fa ha presentato un’interpellanza alla Camera, diretta ai ministri per gli Affari regionali e dell’Interno, per sapere se vi siano o meno i presupposti per lo scioglimento della Regione siciliana dopo la pesante impugnativa da parte del commissario dello Stato delle legge di stabilità regionale. Trentatré su 50, gli articoli su cui si è abbattuta la scure del prefetto Carmelo Aronica. Il commissario dello Stato, spiega  l’ex ministro Romano ha segnalato “l’infondatezza di copertura di moltissime delle entrate, dei fondi posti a garanzia delle partite debitorie e di non poche operazioni finanziarie, la grave illegittimità di procedere in modo unilaterale alla cancellazione di non pochi residui passivi e all’eccessiva valutazione di residui attivi senza alcuna giustificazione comprovata.”. Radicale la soluzione indicata nell’interpellanza da Romano: avviare le procedure di scioglimento. I ministri interpellati devono valutare i comportamenti del prefetto Aronica, al fine di difendere, ove abbia agito correttamente, l’operato di un suo organo, qual è appunto il Commissario dello Stato, o prenderne le distanze. Non una parola sulle regole costituzionali che hanno costretto Aronica ad agire con severità, ovvero   il fiscal compact, patto finanziario, e il pareggio del bilancio, che i governi nazionali , da Berlusconi a Monti e Letta , hanno contrattato con Bruxelles.

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