Camorra, sequestrati beni per oltre 13 mln al clan Fabbrocino

Due decreti di sequestro, emessi dal tribunale di Salerno su richiesta della locale Dda, sono stati eseguiti dalla Guardia di finanza nei confronti di Francescantonio Fabbrocino, nipote di Mario Fabbrocino, e di Antonio Piccirillo, ritenuto suo prestanome del primo, entrambi pluripregiudicati e già sottoposti a misure cautelari. Le indagini svolte dalle Fiamme gialle hanno consentito di accertare l’esistenza di “sofisticati meccanismi elaborati per occultare la diretta titolarità delle ricchezze accumulate grazie alle attività illecite svolte dal clan mediante il ricorso all’intestazione fittizia di quote societarie ed immobili ad otto prestanome”. Sono stati accertati reimpieghi di somme illecite, nel periodo 2004-2010, per oltre un milione e mezzo di euro. I finanzieri sono riusciti a ricostruire, nel dettaglio, l’intero schema di interposizione fittizia, sottoponendo a sequestro nove complessi aziendali, 53 appartamenti, quattro villini, 17 garage, otto appezzamenti di terreno e 16 partecipazioni in società di capitale, per un valore complessivo stimato in oltre 13 milioni di euro. L’amministrazione giudiziaria di tali aziende garantirà la continuità aziendale, salvaguardando i posti di lavoro e i contratti in essere.

Gli investigatori sono anche riusciti a ricostruire l’esatto compendio dei beni accumulati, nonostante i prestanome utilizzati come “schermi”, tutti incensurati, godessero di una posizione imprenditoriale tale da far passare inosservati i cospicui flussi finanziari ed investimenti immobiliari, non lasciando trapelare alcun segnale di irregolarità. E’ stato così dimostrato che Francescantonio Fabbrocino continuava, di fatto, a gestire la contabilità delle aziende ed a mantenere la titolarità dei beni. Le società sequestrate operano nel settore immobiliare e della grande distribuzione di noti marchi di prodotti alimentari sull’intero territorio della provincia di Salerno. Alla base dei provvedimenti di sequestro, oltre alla notevole sproporzione tra i redditi dichiarati e le ricchezze riconducibili ai due destinatari, c’è la propensione a delinquere di entrambi i destinatari della misura di sequestro, uno dei quali, anche se agli arresti domiciliari, pur di non rinunciare alla gestione in prima persona degli affari, incontrava regolarmente collaboratori ed agenti della rete vendite.

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