Camera affossa proposta Fdi su presidenzialismo

E’ approdata  in aula alla Camera la pdl di Fdi sul presidenzialismo a firma Giorgia Meloni rivolta innanzitutto alle presenze nel centrodestra. In commissione, ricordiamo, l’esame del provvedimento fu occasione di scontro interno alla coalizione.

La proposta di legge venne affossata, con l’approvazione di emendamento soppressivo della legge, e FdI denunciò come determinanti per la bocciatura le assenze dell’azzurra Annagrazia Calabria e del leghista Ivan Invernizzi. «Oggi, in commissione Affari Costituzionali, non è passata la proposta di Fratelli d’Italia sul presidenzialismo. Ancora una volta altri hanno scelto i giochi di palazzo…», commentò Meloni su Fb.

Ora  la prova in aula. Pd, M5S e Leu sono e restano contrari alla riforma. Italia Viva invece ha una posizione diversa: il presidenzialismo infatti è una riforma condivisa anche dai renziani, ma non nella proposta avanzata da Fdi.  A Montecitorio approda  anche un’altra riforma: il ddl Fornaro, sulla modifica all’articolo 57 della Costituzione in materia di base territoriale per l’elezione del Senato della Repubblica.

Sulla questione, la leader di FdI ha postato una sorta di “avviso ai naviganti”. E, in tal caso, i naviganti sono gli alleati del centrodestra. «Alla Camera si voterà la mia proposta di legge sul presidenzialismo. È il momento di dire basta ai giochi di palazzo: siano gli italiani a scegliere il prossimo Presidente della Repubblica. Vedremo quanti in Aula avranno il coraggio di sostenerla. Non ci sono più scuse», ha concluso nel suo post la Meloni.

Come ha ribadito recentemente la stessa leader di FdI, «il presidenzialismo è la madre di tutte le riforme costituzionali. È lo strumento per rimettere al centro la volontà popolare e dire basta ai giochi di palazzo che espropriano gli italiani del loro diritto di scegliere da chi essere governati. In questi anni – ha detto la Meloni – FdI – ha portato avanti in ogni sede questa proposta, inserendola anche tra i punti qualificanti del programma con cui il centrodestra si è presentato alle elezioni politiche».

Tutto secondo copione. Nessuna sorpresa, nonostante la richiesta in extremis fatta da Giorgia Meloni al centrosinistra di non bocciare il provvedimento per provare a discuterne assieme. La proposta di legge costituzionale di Fratelli d’Italia sul presidenzialismo non passa al vaglio della Camera. Dopo il parare negativo giunto nelle scorse settimane dalla commissione Affari costituzionali, è arrivato anche lo stop da parte dell’Aula di Montecitorio che ha approvato tutti gli emendamenti soppressivi degli articoli della pdl in senso semipresidenziale alla francese a prima firma Meloni.

Proposta che puntava a cambiare alcuni articoli della Costituzione per introdurre l’elezione diretta del Capo dello Stato e ridefinire il suo ruolo nell’ambito del governo.

Prima del voto la presidente di Fdi ha provato a giocarsi la carta del dialogo dicendosi “disponibile a discutere di tutto, anche di proposte diverse dalla nostra”, chiedendo perciò a Pd e M5s “di non scappare dal dibattito”, di non affossare quella che Fdi considera una soluzione che “può letteralmente cambiare le sorti di questa nazione perché il presidenzialismo è la madre di tutte le riforme per chi pensa davvero che la sovranità appartenga al popolo”. L’invito lanciato nel campo progressista è però caduto nel vuoto. L’emendamento soppressivo proposto dal M5s ai primi articoli del testo ha infatti ricevuto 236 voti favorevoli e 204 contrari (19 gli astenuti). Esito che si è poi ripetuto nelle successive votazioni, con Italia Viva che si è astenuta. Scorrendo i tabulati della votazione risultano diversi forfait in Aula tra le fila del centrodestra. Assenti senza motivo, poiché non inseriti tra i parlamentari in missione, ben 26 deputati della Lega, 16 di Forza Italia, 4 di Coraggio Italia e 2 anche di Fdi. Numeri che testimoniano un fronte non esattamente granitico, nonostante la Meloni abbia sottolineato che “il tema del presidenzialismo rappresenta una battaglia storica del centrodestra”. E a sottolineare al partito di via della Scrofa le defezioni registrate, mettendo così il dito nella piaga, è il dem Emanuele Fiano: “La bocciatura è arrivata per le numerose, ben 42, assenze fra quelli che dovrebbero essere i suoi alleati di Forza Italia e Lega”.

La battuta d’arresto subita alla Camera non intacca tuttavia la determinazione della Meloni. In Parlamento, ha spiegato, “non hanno neanche voluto aprire il dibattito, sono scappati perché volevano continuare a fare i giochi di palazzo sulla pelle dei cittadini, perché non sono sicuri che quando potranno scegliere i cittadini, i cittadini voteranno per loro”. “Si sappia che Fdi continuerà questa battaglia – ha quindi annunciato -. Alle prossime elezioni politiche chiederemo un voto agli italiani anche per questo”.

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