Carlo Calenda durante un’intervista alla Versiliana con il direttore responsabile de Il Giornale, Alessandro Sallusti, si abbandona a rivisitazioni e previsioni lasciandosi andare a riconoscimenti e complimenti per la premier Giorgia Meloni. Come anche ad asserzioni che riguardano il Movimento 5 Stelle, in particolare all’ex presidente della Camera, Roberto Fico, tornato in auge con le Regionali in Campania.
Come scrive Il Giornale «con un certo orgoglio, dopo una simpatica parentesi sul suo percorso politico-lavorativo, dalla Fgci alla Ferrari, il segretario di Azione si definisce «un liberale sociale, un tempo affine al Partito Repubblicano». E confermando quella tradizione laico-repubblicana, si pone a fianco del ceto produttivo. Peccato che sul cammino imprenditoriale del Paese, a detta di Calenda, si affaccino le Regioni, su cui l’ex Pd, sferrando un attacco a freddo al sistema pubblico e privato, ammonisce duramente: «Sono da combattere. Anzi, vanno chiuse e commissariate».
Come, ad esempio, quello che sottolinea nel suo resoconto proprio il quotidiano milanese, a carattere “politico-clientelare che si annida” «nelle società partecipate di tutta Italia e che vanno accorpate sempre di più» e delle alleanze. A riguardo, non a caso, Calenda tuona: «In Toscana il riformista Giani si è fatto dettare il programma dalla Taverna. In Campania, piuttosto che darla in mano a Roberto Fico, mi taglio le mani».
Poi, indomito quanto appassionato, prosegue attaccando duro il Pd: «Si sono consegnati mani e piedi ai Cinque Stelle» che non a caso, è il sillogismo metto in campo dal leader di Azione, «gli hanno dato Pasquale Tridico in Calabria, l’uomo del reddito di cittadinanza. L’ultima cosa di cui avevano bisogno recita la costernata asserzione conclusiva sul punto che, tirando le somme, non esclude un certo rammarico sulle Marche: «Io non so cosa sia successo a Matteo Ricci, lo avrei anche supportato. Poi però dice che vuole chiudere i termovalorizzatori…».
Da Calenda i riconoscimenti alla premier Meloni afferma: «C’è rispetto, dialogo, come con tutti i presidenti del Consiglio, il mio è un lavoro di proposta». Dall’altro punta di vista, poi, se da un lato ricorda che non c’è un «avvicinamento concreto e sostanziale», come lo definisce Sallusti, da un altro canto riconosce che «Giorgia è una politica pura e capace» ma, il problema che più sta a cuore al segretario Calenda, è che anche questo governo, secondo lui, non sta affrontando «il tema delle riforme e della competenza».
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